Impostiamo la questione con una guerra su più fronti: militare, energetico, informatico, economico e diplomatico.
Immaginiamo che Teheran decida di passare da una strategia di pressione indiretta a un confronto militare aperto, contando sul sostegno russo e su una convergenza con altri attori regionali. A questo si aggiunge, nell’ipotesi, un coinvolgimento della Turchia.
Imposterei il tutto su una durata iniziale di 90 giorni, con tre livelli temporali:
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- Fase 1 – Prime 72 ore: attacchi informatici, destabilizzazione, attacchi missilistici e crisi energetica.
- Fase 2 – Giorni 4-30: estensione del conflitto, mobilitazione militare, interruzioni commerciali e coinvolgimento degli alleati.
- Fase 3 – Giorni 31-90: guerra di logoramento, pressione economica, crisi politica interna e ricerca di una soluzione diplomatica.
I due schieramenti ipotetici
Schieramento A
Asse di pressione contro Europa e Israele
Iran e Russia
Possibile cooperazione militare, tecnologica, informativa e diplomatica.
Turchia
Nell’ipotesi estrema, coinvolgimento militare diretto o sostegno logistico e politico.
Hezbollah e milizie filo-iraniane
Possibile apertura di fronti regionali contro Israele e interessi occidentali.
Houthi dello Yemen
Possibile pressione sulle rotte commerciali e marittime del Mar Rosso.
Schieramento B
Europa, Israele e alleati occidentali
Unione Europea
Difesa territoriale, infrastrutture, approvvigionamenti e cooperazione militare.
Israele
Difesa aerea e antimissile, sicurezza nazionale e protezione delle infrastrutture.
Stati Uniti
Sostegno militare, intelligence, deterrenza e capacità logistiche.
NATO
Possibile coinvolgimento in caso di attacco armato a un membro, secondo le procedure del Trattato.
Una precisazione strategica: l’Unione Europea e la NATO non sono la stessa cosa. Non tutti i Paesi UE appartengono alla NATO e non tutti gli alleati NATO sono membri dell’UE. Inoltre, l’articolo 5 non determina automaticamente una risposta militare identica da parte di ogni Stato.
Il possibile campo di battaglia: cinque aree geografiche
La guerra non si svilupperebbe necessariamente attraverso un’invasione terrestre dell’Europa. Sarebbe molto più plausibile un conflitto caratterizzato da attacchi a distanza, pressione marittima, operazioni informatiche, minacce missilistiche e destabilizzazione regionale.
Fronte 1 – Israele e Mediterraneo orientale
Questo sarebbe il fronte più immediato e pericoloso.
Nella nostra simulazione, gli obiettivi della pressione militare sarebbero:
- Costringere Israele a impegnare contemporaneamente le proprie capacità difensive su più direzioni.
- Riaccendere il fronte libanese attraverso Hezbollah.
- Aumentare la pressione proveniente dallo Yemen e dall’Iraq.
- Minacciare la sicurezza delle infrastrutture energetiche del Mediterraneo orientale.
- Provocare una crisi della capacità israeliana di mantenere contemporaneamente la difesa interna e la libertà di azione militare.
La componente iraniana potrebbe contribuire attraverso missili, droni e capacità militari proprie, mentre le organizzazioni alleate potrebbero esercitare pressioni regionali.
Fronte 2 – Mar Rosso, Golfo di Aden e stretto di Hormuz
Questo potrebbe diventare uno dei fronti economicamente più devastanti.
Immaginiamo due situazioni contemporanee:
Stretto di Hormuz
Un’interruzione significativa del traffico commerciale e petrolifero provocherebbe una crisi dei mercati energetici mondiali.
Mar Rosso e Bab el-Mandeb
Una nuova campagna di attacchi contro il traffico commerciale potrebbe costringere le navi a circumnavigare l’Africa, aumentando tempi, costi assicurativi e prezzi delle merci.
Le conseguenze per l’Europa sarebbero:
- Aumento del prezzo del petrolio.
- Aumento dei costi del gas e dei trasporti.
- Ritardi nelle forniture industriali.
- Maggiori costi per fertilizzanti, prodotti chimici e materie prime.
- Pressione inflazionistica sulle famiglie.
Non sarebbe necessario distruggere le infrastrutture petrolifere: anche un’interruzione temporanea e credibile della navigazione potrebbe produrre effetti economici molto rilevanti.

Fronte 3 – Mar Nero, Balcani e Mediterraneo
Qui entra in gioco la Russia.
Nella simulazione, Mosca potrebbe esercitare una pressione strategica sull’Europa attraverso:
- Il mantenimento e l’intensificazione del confronto militare nell’area del Mar Nero.
- La pressione sulle infrastrutture e sulle rotte commerciali.
- La minaccia di escalation militare ai confini orientali europei.
- Operazioni di disinformazione e destabilizzazione.
- Il sostegno tecnologico, informativo e diplomatico a Teheran.
Un eventuale coinvolgimento turco modificherebbe profondamente lo scenario.
La Turchia occupa infatti una posizione geografica eccezionale: controlla gli accessi marittimi al Mar Nero attraverso gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli.
Fronte 4 – Fianco orientale dell’Europa
In questo settore la Russia sarebbe il principale attore militare.
Lo scenario ipotetico potrebbe prevedere:
- Aumento delle tensioni nel Baltico.
- Pressione militare e informatica sui Paesi dell’Europa orientale.
- Incidenti e provocazioni lungo i confini NATO.
- Minacce alle infrastrutture di comunicazione e trasporto.
- Attività di destabilizzazione politica e sociale.
Non ipotizzerei necessariamente un’invasione terrestre generalizzata: sarebbe una scelta estremamente rischiosa, perché potrebbe determinare una risposta collettiva della NATO.
Fronte 5 – Mediterraneo centrale e Italia
L’Italia avrebbe un ruolo particolarmente delicato.
La sua posizione geografica la rende contemporaneamente:
- Un Paese NATO.
- Un importante centro logistico per le operazioni alleate.
- Un Paese dipendente dalle importazioni energetiche.
- Un territorio con infrastrutture portuali, aeroportuali, industriali e di comunicazione strategiche.
- Un punto di collegamento tra Mediterraneo, Europa centrale e Nord Africa.
Nella simulazione, l’Italia potrebbe essere sottoposta a pressioni soprattutto attraverso la dimensione informatica, energetica, economica e marittima.
Le conseguenze potrebbero riguardare anche la sicurezza dei porti, delle reti elettriche, delle telecomunicazioni, dei trasporti e delle infrastrutture energetiche.
Il fronte invisibile: la guerra informatica
Questo sarebbe probabilmente uno degli aspetti più importanti dell’intera simulazione.
Immaginiamo che, contemporaneamente alle operazioni militari, inizi una campagna informatica contro Israele, Stati Uniti e Paesi europei.
La guerra informatica potrebbe svilupparsi in cinque ambiti.
| Settore | Possibili conseguenze |
| Energia | Interruzioni dei servizi e difficoltà di gestione delle reti. |
| Banche | Indisponibilità temporanea dei servizi, pagamenti e transazioni. |
| Trasporti | Disservizi ferroviari, portuali e aeroportuali. |
| Telecomunicazioni | Interruzioni e degrado dei servizi di comunicazione. |
| Informazione | Disinformazione, falsi comunicati, manipolazione del dibattito pubblico. |
Un elemento particolarmente pericoloso sarebbe la contemporaneità degli attacchi.
Immaginiamo, per esempio, una crisi energetica accompagnata da:
- Attacchi informatici alle aziende di distribuzione.
- Falsi annunci di razionamento.
- Campagne social che diffondono notizie di blackout generalizzati.
- Tentativi di provocare corse agli sportelli bancari.
- Diffusione di notizie false su presunti cedimenti militari.
L’obiettivo strategico sarebbe amplificare la percezione di disordine e indebolire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
È importante precisare che un attacco informatico non comporta automaticamente la possibilità di provocare un blackout nazionale: le reti energetiche hanno sistemi di protezione e procedure di emergenza.
L’arma economica: petrolio, gas e blocchi commerciali
Qui il conflitto potrebbe colpire l’Europa anche senza un singolo missile sul territorio europeo.
Immaginiamo tre forme di pressione.
A. Interruzione delle forniture petrolifere
Un blocco prolungato di Hormuz avrebbe ripercussioni sui mercati internazionali, anche per gli Stati che non acquistano direttamente petrolio iraniano.
Il prezzo del petrolio potrebbe aumentare rapidamente, con ripercussioni sui carburanti, sull’industria e sui trasporti.
B. Pressione sul gas naturale
La combinazione di tensioni nel Golfo Persico e nel Mediterraneo orientale potrebbe ridurre la disponibilità di alcune forniture e aumentare la concorrenza internazionale per il gas liquefatto.
C. Pressione sulle rotte commerciali
Un’interruzione delle rotte del Mar Rosso, sommata a difficoltà nel Mediterraneo, potrebbe produrre ritardi e aumenti dei costi di approvvigionamento.
Per l’Italia questo avrebbe conseguenze particolarmente importanti su:
- Industria manifatturiera.
- Produzione di energia.
- Trasporti e logistica.
- Agricoltura e fertilizzanti.
- Prezzi al consumo.
La questione non sarebbe soltanto quanto petrolio manca, ma quanto rapidamente l’Europa riuscirebbe a sostituire le forniture interrotte.
Il ruolo della Turchia: l’elemento che cambierebbe tutto
La partecipazione turca è una delle ipotesi più importanti. La Turchia di Recep Tayyip Erdoğan ha interessi che possono convergere con quelli iraniani e russi su alcune questioni.
Occorre considerare quattro fattori:
- La Turchia è membro della NATO dal 1952.
- Ha interessi strategici autonomi nel Mediterraneo, nel Caucaso, nel Mar Nero e in Medio Oriente.
- Ha rapporti economici e militari con Paesi occidentali.
- Ha anche una lunga storia di rivalità e competizione con l’Iran.
Per questo motivo introdurrei tre varianti nel wargame:
- Variante T1 – Neutralità turca: Ankara non partecipa militarmente, ma sfrutta la crisi per aumentare la propria influenza regionale.
- Variante T2 – Sostegno indiretto: cooperazione politica o logistica con Mosca e Teheran, senza guerra aperta contro la NATO.
- Variante T3 – Rottura con la NATO: la Turchia entra apertamente nel conflitto contro gli alleati occidentali.
La terza variante sarebbe quella più destabilizzante, perché trasformerebbe una crisi mediorientale in una crisi esistenziale per l’architettura di sicurezza euro-atlantica.
Simulazione dei primi 90 giorni
Proviamo adesso a mettere insieme i diversi elementi.
Cronologia dello scenario
- Giorni 1-3 – Apertura della crisi
- Attacchi informatici contro infrastrutture e istituzioni.
- Aumento della tensione militare nel Golfo.
- Attacchi missilistici e con droni nel teatro mediorientale.
- Interruzioni o rallentamenti della navigazione commerciale.
- Convocazione urgente degli organismi NATO e UE.
- Giorni 4-10 – Allargamento del conflitto
- Israele affronta una nuova fase di emergenza militare.
- Gli Stati Uniti devono decidere il livello di coinvolgimento.
- La Russia aumenta la pressione strategica sull’Europa.
- Le autorità europee attivano misure di protezione delle infrastrutture.
- I mercati energetici reagiscono alla crisi.
- Giorni 11-30 – Crisi internazionale
- Possibile coinvolgimento più ampio degli alleati.
- Pressione sulle rotte del Mediterraneo e del Mar Rosso.
- Crescente difficoltà degli approvvigionamenti.
- Attacchi informatici e campagne di disinformazione.
- Mobilitazione delle risorse industriali e militari.
- Giorni 31-60 – Guerra di logoramento
- Aumento dei costi militari ed economici.
- Necessità di ricostituire scorte e capacità difensive.
- Pressione sulle opinioni pubbliche europee.
- Difficoltà politiche nei governi coinvolti.
- Tentativi diplomatici di contenere l’escalation.
- Giorni 61-90 – Punto di svolta
- Possibile cessazione delle ostilità.
- Oppure ampliamento del conflitto.
- Possibile crisi interna in uno o più Paesi coinvolti.
- Rinegoziazione degli equilibri energetici e di sicurezza.
Quali sarebbero i punti di forza e le vulnerabilità dei due schieramenti?
Senza attribuire punteggi o pronosticare un vincitore, possiamo confrontare le capacità strutturali.
| Fattore | Russia-Iran e alleati | Europa-Israele-USA |
| Missili e droni | Capacità significative | Capacità avanzate di difesa e attacco |
| Forze terrestri | Importanti capacità russe e regionali | Superiorità tecnologica e logistica occidentale |
| Marina | Russia e Iran dispongono di capacità regionali | Superiorità complessiva occidentale |
| Difesa aerea | Sistemi russi e iraniani | Sistemi occidentali e israeliani |
| Guerra informatica | Capacità offensive e di spionaggio | Capacità di difesa e risposta avanzate |
| Energia | Possibilità di esercitare pressione sulle forniture | Maggiore diversificazione e capacità di sostituzione, ma dipendenza dalle importazioni |
| Alleanze | Cooperazione, ma senza comando unitario | NATO e accordi di difesa, con possibili divergenze politiche |
Un elemento fondamentale è che la Russia, pur disponendo di una potenza militare considerevole, deve considerare anche le proprie esigenze e i costi del confronto con l’Ucraina e con la NATO.
L’Iran, dal canto suo, non dispone di una capacità di proiezione militare paragonabile a quella statunitense.
La sua strategia regionale si è storicamente basata anche sulla rete di organizzazioni alleate, ma queste non costituiscono un esercito unitario.
L’Italia: quali sarebbero le conseguenze concrete?
L’Italia dovrebbe affrontare contemporaneamente cinque emergenze:
1. Difesa militare
Protezione del territorio nazionale, dello spazio aereo, delle infrastrutture strategiche e dei collegamenti marittimi.
2. Sicurezza informatica
Protezione delle reti energetiche, bancarie, sanitarie, amministrative e di telecomunicazione.
3. Emergenza energetica
Disponibilità di petrolio, gas naturale e carburanti. Sarebbe necessario utilizzare le riserve strategiche e diversificare gli approvvigionamenti.
4. Sicurezza interna
Contrasto alle attività di spionaggio, sabotaggio, finanziamento illecito e interferenza straniera, senza confondere le comunità religiose con eventuali organizzazioni estremiste.
5. Stabilità economica
Sostegno alle imprese maggiormente esposte all’aumento dei costi energetici e alle interruzioni commerciali.
Per l’Italia sarebbe particolarmente importante coordinarsi con Francia, Germania, Spagna, Grecia e gli altri partner europei.
Tre possibili esiti della simulazione
Scenario A
Conflitto regionale contenuto
La pressione militare rimane prevalentemente concentrata nel Medio Oriente. Gli Stati Uniti intervengono a sostegno di Israele, mentre l’Europa fornisce sostegno politico, economico e difensivo.
La Russia evita uno scontro diretto con la NATO e la Turchia mantiene una posizione autonoma.
Scenario B
Conflitto ibrido esteso
Attacchi informatici, crisi energetica, pressione sulle rotte marittime e tensioni militari si estendono all’Europa.
Non si verifica necessariamente un’invasione, ma i Paesi europei devono affrontare un’emergenza economica e di sicurezza prolungata.
Scenario C
Conflitto internazionale generalizzato
La Russia entra direttamente in uno scontro con Paesi NATO, la Turchia rompe con l’Alleanza e il coinvolgimento statunitense diventa diretto.
Il conflitto assume una dimensione internazionale, con un rischio elevatissimo di escalation, compresa quella nucleare.
La mia conclusione strategica
C’è un aspetto che considero centrale nella costruzione di questa simulazione.
Non sarebbe indispensabile conquistare militarmente l’Europa per metterla in difficoltà.
Una combinazione di:
- pressione militare su Israele;
- instabilità nel Mediterraneo;
- minacce alle rotte petrolifere;
- attacchi informatici;
- disinformazione;
- crisi energetica;
- divisioni politiche interne agli Stati occidentali;
potrebbe produrre una situazione estremamente difficile anche senza un’invasione terrestre.
La vulnerabilità europea non sarebbe soltanto militare. Sarebbe anche politica, energetica e sociale.
Il vero punto interrogativo sarebbe la volontà politica degli alleati di agire in modo coordinato e sostenuto nel tempo.
