Nel cuore delle nuove indagini sul delitto di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, le dichiarazioni rese nei giorni scorsi ai pubblici ministeri di Pavia dagli ex componenti del Ris di Parma delineano un quadro segnato da numerose lacune mnemoniche. Al centro dell’attenzione restano le analisi genetiche effettuate nel settembre di quell’anno sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima e successivamente condannato in via definitiva.

Il 19 settembre 2007, dal campione indicato come “bu_p” – prelevato da entrambi i pedali – emerse un profilo genetico compatibile con quello di Chiara Poggi. Quel risultato contribuì in modo rilevante al fermo di Stasi, disposto pochi giorni dopo sulla base della relazione preliminare trasmessa alla pm di Vigevano.

Il giorno successivo, tuttavia, secondo quanto ricostruito oggi attraverso i “raw data” (i dati grezzi delle apparecchiature di laboratorio, acquisiti dalla Procura solo nel novembre 2025), furono eseguite due ulteriori corse elettroforetiche sullo stesso campione: entrambe diedero esito negativo. Di queste controanalisi non risultava traccia negli atti del procedimento originario.

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Sentito il 25 settembre 2026 dal procuratore aggiunto Stefano Civardi, l’ex comandante del Ris Luciano Garofano ha dichiarato di non avere alcun ricordo preciso di quella giornata del 19 settembre. Ha affermato di ritenere che il capitano Alberto Marino lo avesse informato, ma senza riuscire a precisare modalità e tempi. Sulla relazione del 24 settembre e sugli elettroferogrammi ha aggiunto di non avere memoria specifica di averli visionati o commentati, limitandosi a ricordare il proprio ruolo di comandante che trasmetteva gli atti letti.

Non ha ricordato nemmeno eventuali interlocuzioni con Marino tra il 19 e il 24 settembre, né il momento esatto in cui avrebbe avvertito la pm Rosa Muscio: «Verosimilmente sono stato io, non ricordo quando». Quanto a eventuali elettroferogrammi successivi al 19 settembre relativi allo stesso reperto, la risposta è stata negativa.

Anche Marino, già ascoltato in precedenza, ha mostrato difficoltà a ricostruire i dettagli sul delitto di Garlasco. Ha confermato di aver svolto personalmente gli accertamenti, ma non ha un ricordo specifico del profilo definito “bellissimo” (chiaro e pulito) ottenuto dal campione “bu_p”. Dei due risultati negativi del giorno successivo ha detto di non ricordarli, pur riconoscendo che la circostanza appare curiosa. Ha ipotizzato che si fosse trattato di un tentativo di replica rapida, giudicato non determinante, e ha aggiunto che probabilmente a quei dati non fu attribuito il peso che avrebbero meritato. Sull’informativa a Garofano ha risposto: «Presumo di sì». Degli elettroferogrammi ha dichiarato di non avere un ricordo preciso, stante il grande numero di documenti prodotti in quell’indagine.

Altri collaboratori dell’epoca, tra cui coloro che inserirono i dati nei sistemi o parteciparono ai rilievi iniziali, hanno fornito dichiarazioni altrettanto frammentarie. In alcuni casi le versioni sul delitto di Garlasco, sembrano non coincidere pienamente con quelle del comandante, alimentando interrogativi sulla catena di comunicazione interna e sulla trasmissione delle informazioni all’autorità giudiziaria.

Questi “non ricordo”, ripetuti a distanza di quasi diciannove anni, si inseriscono in un contesto in cui la Procura di Pavia ha chiuso le indagini nei confronti di Andrea Sempio e ha messo in evidenza come le controanalisi negative, se conosciute all’epoca, avrebbero potuto orientare diversamente le indagini su Stasi. I vuoti di memoria emersi dalle deposizioni non chiariscono ancora completamente le ragioni per cui quei risultati non comparvero nel fascicolo, lasciando aperti interrogativi che proseguono a tenere alta l’attenzione sul caso Garlasco.

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