L’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco, rimane uno dei casi di cronaca nera più discussi in Italia. Le recenti indagini da parte della Procura di Pavia, hanno portato alla ribalta una nuova e inquietante ipotesi: il delitto potrebbe essere stato commesso da più persone. Un’ipotesi che ribalterebbe la verità giudiziaria che ha visto la condanna definitiva di Alberto Stasi a 16 anni di carcere.

Questa teoria, sostenuta da nuovi elementi probatori e analisi forensi, apre scenari complessi e pone interrogativi su una vicenda che sembrava chiusa.

Delitto e nuove analisi forensi: indizi di più aggressori

Le indagini recenti si concentrano su un riesame dettagliato della scena del crimine, supportato da tecnologie avanzate come laser scanner, droni e ricostruzioni tridimensionali. L’autopsia condotta all’epoca dal dottor Marco Ballardini evidenziava già nel 2007 la presenza di ferite multiple sul corpo di Chiara Poggi: lesioni da taglio, compatibili con un’arma affilata, e contusioni riconducibili a un oggetto contundente, come un martello a coda di rondine, mai ritrovato. Un foro anomalo vicino all’orecchio della vittima, descritto come di diametro ridottissimo, ha sollevato ulteriori dubbi sull’uso di una singola arma.

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L’ipotesi della Bolzan

Secondo la criminologa Flaminia Bolzan, tali lesioni suggeriscono l’impiego di più strumenti, difficili da attribuire a un unico aggressore. La distribuzione delle ferite e la dinamica dell’aggressione, culminata con un colpo fatale alla testa sulle scale del seminterrato, rafforzano l’ipotesi che Chiara si sia trovata di fronte a più assalitori.

Delitto e tracce sulla scena: l’impronta 33 e il DNA

Un elemento cruciale è l’impronta palmare non insanguinata, nota come “impronta 33”, attribuita ad Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, Marco Poggi. Questa traccia, trovata sul muro delle scale vicino al corpo, è compatibile con la frequentazione abituale di Sempio nella villetta, ma la Procura la considera un indizio della sua presenza durante il delitto.

Il DNA di Sempio rinvenuto sotto le unghie di Chiara

A ciò si aggiunge il DNA di Sempio rinvenuto sotto le unghie di Chiara, che ha portato alla sua iscrizione nel registro degli indagati per omicidio in concorso. Inoltre, un’impronta sul primo gradino della scala, distinta da quella attribuita alle scarpe di Stasi, e una strusciata di sangue (97F) sulla parete opposta suggeriscono la possibile azione di un secondo individuo.

Un ulteriore profilo genetico maschile, denominato “Ignoto 3”, trovato nella bocca di Chiara, apre la strada alla ricerca di un altro possibile complice.

Delitto e anomalie investigative: errori e nuove prospettive

Le indagini iniziali del 2007 sono state segnate da errori significativi, come la mancata repertazione di alcune tracce, tra cui capelli nel lavandino e un portacenere pieno di mozziconi. Questi elementi, oggi al centro di nuove analisi, potrebbero rivelare la presenza di più persone nella villetta.

Ad esempio, la teoria che l’assassino si sia lavato le mani dopo il delitto, sostenuta dalla sentenza contro Stasi, è stata messa in discussione: il lavandino del bagno non presentava tracce ematiche, ma conteneva capelli neri, non compatibili con Stasi, suggerendo che non sia stato pulito accuratamente.

Inoltre, l’informativa del 2020 dei carabinieri di Milano ha evidenziato anomalie nel comportamento di Sempio, come chiamate sospette al numero fisso di casa Poggi e la conservazione di un ticket di sosta, dettagli che rafforzano i dubbi sul suo alibi.

Delitto e ipotesi di movente: un crimine pianificato?

L’ipotesi di un delitto di gruppo implica una possibile pianificazione. Chiara aprì la porta di casa senza esitazione, suggerendo che conoscesse i suoi aggressori. La mancanza di segni di furto o violenza sessuale e l’intimità dedotta dalla dinamica dell’aggressione indicano un movente personale, forse legato a rapporti interpersonali complessi.

L’attenzione si concentra su Sempio e sull’eventuale coinvolgimento di “Ignoto 3”, ma anche su figure come Don Gregorio Vitali, il cui comportamento durante un’omelia post-delitto è stato analizzato da un esperto di comunicazione non verbale, sollevando speculazioni (non verificate) su una possibile conoscenza dell’identità dell’assassino. Tuttavia, tali ipotesi rimangono al momento prive di riscontri concreti.

Conclusioni

La tesi del delitto di gruppo, supportata da nuove analisi genetiche e dattiloscopiche, potrebbe riscrivere la storia del caso Garlasco. La Procura di Pavia, sotto la guida di Fabio Napoleone, sta conducendo un maxi incidente probatorio per analizzare reperti mai esaminati, come rifiuti e frammenti biologici, nella speranza di identificare complici e chiarire la dinamica del crimine. Se confermata, questa ipotesi non solo metterebbe in discussione la condanna di Stasi, ma aprirebbe interrogativi su un possibile insabbiamento o su errori investigativi del passato. Il delitto di Garlasco, continua a essere avvolto da ombre, in attesa di una verità definitiva.

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