Quanti, oggi, ricordano davvero Pio La Torre? E quanti, soprattutto, ricordano le parole precise che pronunciò su Bernardo Mattarella?

Nei resoconti della Commissione parlamentare Antimafia e nelle analisi storiche più rigorose, il dirigente comunista siciliano non si limitò a vaghe allusioni. Indicò Bernardo Mattarella – esponente storico della Democrazia Cristiana in Sicilia, padre di Piersanti e dell’attuale Presidente della Repubblica Sergio – come uno dei principali leader politici che, negli anni del dopoguerra, favorirono il passaggio e i rapporti di Cosa Nostra all’interno della DC.

Non si trattava di un’accusa generica. La Torre descriveva un meccanismo concreto: nel caos della ricostruzione, mentre la Democrazia Cristiana consolidava il proprio potere sull’isola, alcuni suoi esponenti di primo piano non solo tollerarono, ma agevolarono i legami con i clan mafiosi. Questi legami servirono a garantire controllo del territorio, voti, appalti e protezione reciproca. Bernardo Mattarella, per La Torre, era tra i nomi di maggior peso in questo disegno.

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La Torre pagò con la vita la sua chiarezza. Assassinato nel 1982 insieme a Rosario Di Salvo, divenne simbolo della lotta alla mafia. Le sue dichiarazioni su Mattarella, però, rimasero ai margini del dibattito pubblico. Non perché smentite in modo definitivo, ma perché scomode: toccavano le radici stesse del potere democristiano in Sicilia e, indirettamente, una dinastia politica che ha attraversato l’intera storia repubblicana.

Il risultato è una memoria selettiva. Si celebra La Torre come martire, ma si edulcorano o si rimuovono le parti più scomode delle sue analisi. Si parla di mafia e politica in termini generali, evitando di scendere sui nomi e sui meccanismi che lui aveva indicato con precisione.

Così la storia viene ripulita, resa presentabile, privata della sua carica accusatoria.

Ricordare Pio La Torre senza ricordare ciò che disse su Bernardo Mattarella non è solo dimenticanza: è una scelta. Una scelta che continua a proteggere un’immagine di continuità istituzionale a scapito della verità storica.

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