(Stenos.it – di Fosca Colli) – Roncade (TV), 2 giugno 2026. Mentre l’Italia stava celebrando la Festa della Repubblica, 150 ragazze e ragazzi tra i 16 e i 21 anni provenienti da tutta Italia hanno scelto di festeggiare a modo loro: progettando il Paese che vogliono. Per 36 ore consecutive, vivendo in tenda e lavorando su cinque grandi sfide nazionali, hanno trasformato idee, paure e speranze in proposte concrete per il futuro dell’Italia. Si è concluso oggi Villaggio Futuro 2026, il primo hackathon residenziale in tenda dedicato alla prossima generazione, organizzato da Conthackto, in collaborazione con H-FARM College e Ecosistema Futuro, che ha incluso l’evento come una delle prime Piazze sul Futuro che si terranno in tutta Italia nel 2026. Villaggio Futuro ha ricevuto il patrocinio dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.
Trentasei ore di lavoro continuo, due notti in tenda, cinque sfide reali: Parità di Genere, Clima e Sostenibilità, Educazione, AI & Tech, Partecipazione e Italia del Futuro. Quelle che spesso si discutono nei convegni degli adulti, a Villaggio Futuro sono state messe in mano a chi quelle sfide le vivrà.

“Quello che è successo in queste 36 ore è il risultato di cosa accade quando dai a una generazione strumenti reali, problemi reali e la responsabilità di trovare risposte reali. – ha detto Eugenio Russo, Presidente Conthackto – I ragazzi che hanno dormito in tenda qui non hanno prodotto sogni ma proposte, con budget, indicatori, casi studio. Il tipo di lavoro che ci si aspetta da chi ha anni di esperienza, fatto da chi ne ha sedici.
Questo mi dice due cose. La prima: che il problema non è la generazione ma la mancanza di spazi in cui questa si possa esprimere con tutto il suo peso. La seconda è che quegli spazi non possono restare solo iniziative private. Le istituzioni, i Ministeri, le Regioni, le università, le imprese devono iniziare a guardare a quello che succede in questi luoghi non come a qualcosa di carino da sostenere, ma come a una risorsa strategica da costruire insieme. Villaggio Futuro tornerà. E ogni volta che torna, vogliamo che qualcosa di quello che nasce qui entri davvero nelle stanze dove si decide. Perché il futuro dell’Italia non manca di idee.”
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Cosa dicono i dati: la voce dei partecipanti di Villaggio Futuro 2026
Prima ancora di iniziare a lavorare sulle sfide, i partecipanti di Villaggio Futuro 2026 hanno risposto a un questionario di ingresso.
Chi erano. Ragazzi e ragazze tra i 16 e i 22 anni, per lo più liceali, l’85,9% frequenta le superiori, con una presenza universitaria e alcuni già nel mondo del lavoro. Il 64% uomini, il 36% donne. Quasi la metà proveniva da piccoli comuni. Provenienti da tutta Italia, ma con una concentrazione nel Nord-Est, dove si è tenuto l’evento.
Cosa pensano del paese. Il 54% ritiene che in Italia le opportunità dipendano troppo da dove si nasce e da chi si conosce. Il 48% non crede che i giovani abbiano voce in capitolo nelle decisioni che li riguardano. Il 60% non si fida che l’Italia stia affrontando seriamente l’emergenza climatica, eppure il clima li preoccupa eccome, con una delle medie più alte del questionario. Lo scarto tra problema percepito e fiducia nella risposta del sistema è uno dei dati più netti dell’intera rilevazione. Il 49% ha poca o nessuna fiducia che la generazione dei propri genitori sappia affrontare efficacemente le sfide del presente, e nessuno, tra tutti i rispondenti, ha scelto il punteggio massimo su questa domanda. Eppure il 35% pensa di non vivere e lavorare in Italia tra dieci anni, e un altro 35% non ne è sicuro. Solo uno su tre si vede ancora qui.
Cosa pensano della scuola. Il 62% dichiara che il sistema scolastico italiano non li ha preparati alla vita reale. È il giudizio più severo dell’intero questionario, la media più bassa in assoluto, e forse il più scomodo da leggere per chi progetta curricula.
Cosa pensano dell’AI. Il 72% vede l’intelligenza artificiale più come un’opportunità che come un pericolo per il proprio futuro. È la risposta più positiva dell’intero questionario, e dice qualcosa di importante su come questa generazione guarda alla tecnologia: non con paura, ma con curiosità e voglia di esplorarla. Non a caso, la sfida AI & Tech è stata di gran lunga la più scelta, il 54,7% dei partecipanti ha scelto di lavorarci, più del doppio di qualsiasi altra.
Chi sono i loro modelli. La risposta forse più significativa riguarda i role model. Il 32% dei partecipanti ha indicato come proprio modello di riferimento una persona vicina: un genitore, un insegnante, un fratello, un amico. Il padre è il nome più citato in assoluto, seguito da madre, fratelli, nonni e professori. Tra i nomi pubblici compaiono soprattutto imprenditori e innovatori da Steve Jobs, Federico Faggin a Marie Curie e qualche figura civica come Malala e Marco Cappato. Non un influencer, non una celebrità. Una persona reale, conosciuta da vicino, che ha dimostrato con i fatti cosa significa costruire qualcosa. È un dato che dovrebbe far riflettere chiunque lavori con i giovani: i modelli che contano non sono quelli sui palchi o sugli schermi, sono quelli che si vedono ogni giorno.
Cosa hanno già fatto. Il 78% dei partecipanti ha già fatto qualcosa di concreto: volontariato, un progetto, un’associazione, una startup. Non sono venuti a Villaggio Futuro per capire se impegnarsi. Ci sono già dentro.
Cosa li spaventa, e cosa li muove. La paura più diffusa non è la disoccupazione, non è il clima, non è la guerra. È “non riuscire a cambiare nulla”, citata da quasi un partecipante su tre. Seguono l’instabilità politica e, su un piano più personale, perdere le persone care. Si informano principalmente via social media, ma con un mix ampio di fonti che include giornali, libri, podcast e YouTube. Il cambiamento che vogliono vedere in Italia ruota attorno a pochi nuclei molto chiari: più opportunità e spazio per i giovani, più meritocrazia, lotta alla corruzione, parità di genere. Molti insistono su un’idea precisa che il cambiamento debba partire dal basso, e che gli adulti debbano dare più fiducia e più responsabilità a chi viene dopo.
Vale la pena segnalare una differenza di genere: sulla parità di opportunità tra uomini e donne nel mercato del lavoro, le partecipanti donne sono nettamente più scettiche degli uomini. È il divario più ampio dell’intera rilevazione, e probabilmente quello più eloquente.

Il dato che chiude il quadro è il 66% che si sente in grado di fare qualcosa di concreto per cambiare le cose. Non è un ottimismo ingenuo. È la stessa generazione che non si fida delle istituzioni, non si vede in Italia tra dieci anni, pensa che la scuola li abbia preparati male e nonostante tutto crede ancora di poter fare la differenza.
Cos’è un Hackathon e perchè questo è diverso?
Villaggio Futuro nasce dal format dell’hackathon: un’esperienza intensiva in cui gruppi di persone collaborano per sviluppare soluzioni concrete a sfide reali. Negli ultimi anni, questo modello si è affermato come uno degli strumenti più efficaci per stimolare innovazione, partecipazione e apprendimento attraverso l’esperienza diretta.
Ma Villaggio Futuro aggiunge un elemento ulteriore: la dimensione residenziale. Per 36 ore consecutive, 150 giovani provenienti da tutta Italia hanno vissuto, lavorato e progettato insieme in un vero e proprio campo base del futuro. Due notti in tenda, cinque sfide nazionali e un solo obiettivo: trasformare idee in proposte concrete.
L’iniziativa è stata ideata da Conthackto per offrire ai giovani under 25 uno spazio reale in cui confrontarsi sui grandi temi del Paese e contribuire attivamente alla costruzione del domani. Non un convegno, non un dibattito, ma un luogo dove il futuro viene progettato, discusso e messo alla prova.
Perché H-FARM College
Villaggio Futuro 2026 si è svolto in H-FARM College che ha sede presso il Campus di H-FARM, un luogo unico in Europa dove convivono innovazione, formazione e startup. Una scelta, quella della location, tutt’altro che casuale: H-FARM College aiuta gli studenti a sviluppare un mindset e competenze chiave per navigare il mondo di oggi e di domani, sfruttando il progresso tecnologico per generare un impatto positivo. Ospitare Villaggio Futuro significa dare concretezza proprio a quei valori. Per tre giorni, il campus ha ospitato 150 ragazzi provenienti da tutta Italia, trasformandosi in un laboratorio a cielo aperto di idee, collaborazione e progettazione.
“Villaggio Futuro rappresenta esattamente il tipo di iniziativa in cui H-FARM College crede: giovani che non si limitano a studiare il futuro, ma lo costruiscono. Ospitare questo evento nel nostro campus è stato per noi un onore e una conferma: quando ai giovani vengono dati gli strumenti giusti, sono già capaci di iniziare a cambiare il mondo.”
João Fernando Saddock, Marketing Director, H-FARM College
Una Piazza sul Futuro il giorno della Festa della Repubblica
Non è un caso che Villaggio Futuro si sia tenuto il 2 giugno. La data è una scelta simbolica e
politica al tempo stesso: portare la voce dei giovani al centro del dibattito nazionale proprio
nel giorno in cui l’Italia celebra sé stessa. L’evento fa parte di Ecosistema Futuro, l’iniziativa promossa dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) che riunisce più di 100 tra tra istituzioni, università, imprese e associazioni della società civile impegnate a mettere il futuro al centro del dibattito in Italia. Il Villaggio è anche una delle prime “Piazze sul Futuro” che attraverseranno il Paese nel 2026 per chiedere a ragazzi e ragazze come vogliono sia l’Italia del futuro, e cosa è necessario fare oggi per costruire quell’Italia”.
“Il futuro è aperto. Oggi abbiamo bisogno più che mai dell’immaginazione e dell’impegno dei più giovani. – ha sottolineato Luca Miggiano, Senior Expert ASviS e Responsabile Ecosistema Futuro – Molte delle maggiori sfide del nostro tempo – dal cambiamento climatico all’AI – sono sfide di lungo periodo e chi è giovane oggi le vivrà sulla sua pelle per più tempo. Spazi come il Villaggio sul Futuro sono fondamentali perché i ragazzi e le ragazze siano creatori del proprio futuro personale e collettivo, possano confrontarsi sui tanti futuri possibili davanti a noi, e costruire un futuro desiderabile e sostenibile”.
Il Progetto Vincitore
Villaggio Futuro non era un convegno. Era un campo di lavoro. E quello che ne è uscito racconta più di qualsiasi sondaggio cosa i ragazzi percepiscono davvero come problema urgente, non quello che gli adulti si aspettano, ma quello che li tiene svegli.
Il vincitore è mAIeutika, e la scelta dice tutto. Il nome è un gioco tra maieutica socratica e intelligenza artificiale, e il progetto è costruito su un’idea tanto semplice quanto radicale: l’AI non dovrebbe dare risposte, dovrebbe fare domande. Una piattaforma per le scuole superiori in cui la chat AI non completa i compiti degli studenti, li interroga, li sfida, li costringe a ragionare. Con un Critical Thinking Power Index che misura l’attività cognitiva reale, una dashboard per i docenti sulle difficoltà della classe. In 36 ore, un gruppo di ragazzi ha costruito qualcosa che molti EdTech finanziati con milioni non hanno ancora capito: il problema non è vietare l’AI, è ridisegnare il rapporto tra lo studente e la fatica di pensare. Gli altri progetti nati in queste 36 ore, su sostenibilità, educazione, brain drain, parità di genere, hanno seguito la stessa logica: niente manifesti, niente lamentele. Problemi identificati, soluzioni operative, budget stimati, indicatori misurabili. Il tipo di lavoro che ci si aspetta da chi ha esperienza. Fatto da chi ha sedici anni. Forse il problema non è che i giovani non credono nell’Italia. È che l’Italia non ha ancora visto cosa sono capaci di fare.
