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Terracina (Lt), uno sperone sul mare

Terracina, posta su uno sperone dei Monti Lepini-Ausoni, quasi a precipizio sul mare, che la via Appia tange, continuando il suo percorso per la titanica opera dell’uomo, “la città costruita su rocce che brillano da lungi”. E’ questa l’immagine preziosa che colpì la fantasia di moltissimi letterati. Orazio nella Satira I,5 racconta del viaggio effettuato nel 37 a.C. insieme all’amico Eliodoro da Roma a Brindisi, facendo tappa a Terracina, ove erano attesi da Mecenate, Cocceio e Capitone Fonteio. “Un tragitto faticoso, due giorni per arrivare a Foro Appio, poi una lunga e interminabile notte per raggiungere la sacra fonte di Ferocia, lambendo i canali pieni di ranocchie e zanzare, su di un sandalo tra teste calde e barcaioli ubriachi”. Continuando la lettura della satira apprendiamo che “ dalla fonte ferocia, ci trascinammo, dopo pranzo, per tre miglia arrivando a Terracina, costruita su rocce che brillano da lungi”. Georg Fabritius, tra i maggiori umanisti germanici, studioso di letteratura cristiana, poeta che molto trasse da Terenzio, Seneca, Virgilio ed Orazio, soggiornò in Italia dal 1539 al 1543, nel vedere Terracina scrisse “ Candentes Anxuri arces: nunc mons et tellus, quondam maris insula Tusci”. Johann Wolfgang Goethe, nel suo diario “ Viaggio in Italia” dipinse la località così “ ci riuscì tanto gradita la visita a Terracina sulla rupe. Avevamo appena ammirato questo quadro, quando scorgemmo il mare davanti alle mura. Subito dopo, l’altro lato della montagna-città, ci offrì lo spettacolo di una nuova vegetazione. I fichi d’India tendevano le loro foglie grasse e corpulente, fra gli umili mirti del fogliame verde grigiastro, sotto i granati d’un verde dorato e il verde cenere degli ulivi. Lungo la via ci apparvero fiori e cespugli che mai avevamo veduti. Narcisi ed anemoni tappezzavano i prati. Per un po’ di tempo si vede il mare a destra, ma le rocce calcaree restano in vicinanza a sinistra”.

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