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S t o r i a

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LA STORIA DIMENTICATA

Le notizie sull’entità degli scienziati e degli ingegneri impegnati in Europa e in Italia nella ricerca innovativa scientifica e tecnologica ripropongono indirettamente la tematica del processo evolutivo generazionale relativamente alla trasmissione delle esperienze e della <scuola>. Che la conoscenza e le informazioni, circa il divenire nei due campi così specialistici e notoriamente esclusivi proprio in considerazione delle specifiche caratteristiche dei suoi componenti, siano scarse e al tempo stesso scarne dipende da valutazioni non sempre condivisibili. Mentre di gente dello spettacolo, dello sport, del cinema del cosiddetto jet-set si sa, se non tutto, anche troppo e troppo spesso a sproposito, delle persone che hanno veramente cambiato il modo di vivere, fornendo alla società soluzioni straordinarie, a malapena si conosce il nome, e sovente neppure quello. Se è noto che la radio fu inventata da Marconi, che il signor Alessandro Volta fu l’artefice della pila e Meucci quello del telefono (Bell permettendo…) solo pochi conoscono il nome dell’inventore del sommergibile, forse altrettanti quello del battello a ruota, della macchina a vapore che rivoluzionò il mondo del lavoro, e del motore a getto con tutto ciò che ne è seguito nel campo dei trasporti aerei. Quanto precede per sottolineare la mancanza di una consecutio nell’informazione disponibile e una conoscenza parcellizzata, per usare un termine garbato. Non sarebbe inutile attribuire al processo intuitivo e creativo il giusto valore, il corretto peso specifico nell’iter del progresso tecnico e il corrispettivo contributo anche in quelli, tutt’altro che secondari, industriale, economico e sociale. Accade invece di considerare normale, scontato, logico il disporre di tanti anche modesti <servizi> garantiti da strumenti ritenuti ormai parte del panorama quotidiano. Non esiste curiosità nei confronti del processo creativo, quasi che la disponibilità dell’oggetto, del mezzo, di ciò che assicura, garantisce, offre, sia un fatto addirittura irrilevante, tanta è la naturalezza, se non la banalità, della sua esistenza. Sarebbe immaginabile, ad esempio, la vita senza telefoni cellulari con tutte le soluzioni attinenti? E senza l’ascensore?

Vi sono poi invenzioni di tale rilievo da aver cambiato i destini di intere nazioni, se non di grandi aree multinazionali nonché il destino di centinaia di milioni di esseri umani, ma di quelle o queste si conosce poco, salvo la loro presenza, la loro utilità, ritenuta ovvia, ci mancherebbe altro! Una delle più antiche riguarda la polvere da sparo, ma, senza risalire alla <preistoria>, riteniamo di qualche utilità riferirci a quello che oggi conosciamo come RADAR, termine coniato dagli americani verso il 1943, ma in precedenza denominato RADIOTELEMETRO in Italia (1936), Dezimeter Telegraphie, nome di copertura in tedesco (DETE in codice), Radio Range-Finder in inglese. Gli Stati Uniti d’America negli ultimi anni ‘30 e sino al 1944 investirono sul radar poco meno del doppio di quanto stanziarono per costruire la bomba atomica, cinquanta volte di più di quanto l’Italia ritenne di investire sul progetto/programma del radiotelemetro (radar). Eppure a livello di progetto e sperimentazione e di risultati dimostrati, il radar italiano era migliore di quelli inglesi, tedeschi e americani ancora nel 1943. La differenza consistette nelle scelte governative e militari. Il radar nelle sue varie applicazioni risultò essere l’arma vincente non solo in guerra (1940-1945), ma anche, industrialmente, commercialmente e politicamente, nel dopoguerra e nel lungo periodo di pace armata che venne definito "Guerra Fredda". E non vi è bisogno di ulteriori elementi per attribuire al radar, come oggi è comunemente chiamato, un ruolo fondamentale, esclusivo e dominante nel mutamente sostanziale della vita umana proprio tenuto conto di quale fu la sua incidenza nell’evolversi degli eventi che segnarono il percorso della Storia.

Allo scopo di evidenziare quale sia stato e sia il peso degli ingegneri in un certo periodo della vicenda umana, si ricorda quanto avvenne tra il 1940 e i primi mesi del 1942 negli Stati Uniti d’America: settecento ingegneri lavorarono alla progettazione e realizzazione di un velivolo da bombardamento ritenuto indispensabile al fine di sconfiggere il Giappone, un avversario estremamente temibile. Il risultato di quello sforzo fu il quadrimotore B-29, l’aereo che prima devastò le grandi città nipponiche con terrificanti incursioni incendiarie e infine sganciò le due atomiche su Hiroshina e Nagasaki.

Si potrebbe obiettare che quei settecento ingegneri avrebbero potuto lavorare per qualcosa di meno terrificante, ma la Storia aveva quel percorso obbligato e secondo la filosofia degli americani, piaccia o non piaccia, quando si deve fare una cosa bisogna farla.

SOMMARIO

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