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Altopiani di Lavarone e Folgaria: La febbre delle Seggiovie

Altopiani di Lavarone e Folgaria: La febbre delle Seggiovie

(STENOS.IT, 13 agosto 2010) - Passo Coe nelle vicinanze di Folgaria, altipiani trentini, e sulla via per raggiungere Monte Maggio, è attualmente al centro di grossi lavori per la realizzazione di una grossa seggiovia, una delle molte, troppe, che costellano l’area degli altipiani di Folgaria, Lavarone, Luserna.

Il sito che non molto tempo fa era la base delle forze statunitense distaccate per la protezione e la gestione della base missilistica del Toraro è stato trasformato in un deposito di materiali e dei <pezzi> che formeranno la seggiovia una volta installata. Naturalmente la seggiovia richiede un tracciato e questo ha richiesto l’abbattimento di centinaia di abeti e  larici da decenni padroni dei fianchi delle alture circostanti la sella del passo. L’intera zona è in stato febbrile al fine di preparare la prossima stagione invernale e fronteggiare, così, l’assalto delle tribù sciistiche, portatrici di ricchezza e maggior benessere.

Nel percorrere la strada che dal valico di Campomolon porta a Passo Coe (poco di di 1.600 di quota s/lm) si fiancheggia per un tratto la Malga Provernetta, sito storico della Grande Guerra

1915-1918,e teatro come Passo Coe e Monte Maggio e come Malga Pioverna, Tonezza, Monte Cimone, etc., delle iniziali operazioni dell strafexpedition, la spedizione punitiva scatenata dagli austro-ungarici nel maggio 1916 con il preciso obiettivo di travolgere le difese dell’esercito italiano, conquistare Vicenza e dilagare in pianura, costringendo l’Italia, il cui esercito era schierato in massima parte  a est, sull’Isonzo, alla resa. Impresa fallita, ma non per questo meno pericolosa e, sicuramente,  ad altissimo rischio esiziale.

Il centenario della Grande Guerra si avvicina e già si predispongono le prime misure della celebrazione, sia pure tra l’indifferenza generale e soprattutto senza il minimo rispetto per i luoghi dove il conflitto arse, furbondo, lasciando testimonianze  indelebili.

Il turista che torna su questi luoghi dopo averne ricevute impressioni straordinarie, dopo averne descritte in libri, articoli e servizi radiofonici (GR/RAI) le celebri immagini che fanno parte delle pagine della Storia, rimane deluso, amareggiato osservando lo scempio fattone da parte delle odierne speculazioni turistiche. Purtroppo, i luoghi, le testimonianze ( la serie dei forti di costruzione austriaca risalenti alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX e protagonisti delle operazioni belliche, le zone maggiormente coinvolte nei combattimenti, ad esempio la Vallarsa, il Pasubio, Passo della Borcola, passo Xomo, Passo Buole…) sono dimenticati.  Nulla ne segnala la presenza, ne rammenta il ruolo, le azioni…

Coni Zugna,Monte Cengio, Monte Novegno ormai sono solo indicazioni geografiche anonime, alcune delle tante. Quanto accadde circa cento anni fa, è  parte di citazioni per il richiamo ad eventi considerati di una preistoria, sotto certi aspetti fastidiosi, sgradevoli.  In sostanza, si prendono le distanze. Nessun rispetto  nessun riguardo per quanti si batterono e sacrificarono la vita in quella disperata difesa,e, tanto meno, per i luoghi.  Che differenza stratosferica rispetto, ad esempio, a quanto è dato osservare in Francia (Verdun, soprattutto, ma anche a Le Mort Homme o alla Trancheè de Baionettes… senza dimenticare Saint Mere Eglise…).

Il teatro di una guerra durissima e sanguinosa pare non abbia luogo nella memoria di oggi, qui, nelle valli e negli altipiani che ne videro il volgersi e che ancora, come è stato autorevolmente confermato, racchiudono  reperti alla cui ricerca sono impegnati recuperanti occasionali, ma non meno devoti,  ad esempio nella zona di Costa D’Agra, sulle alture sopra il rifugio Valbona, dove erano dislocate le trincee italiane.

Sorprende e stupisce il velo di oblio che avvolge le testimonianze del passato, un passato che le fortezze, i luoghi,  l’atmosfera stessa, creata  dall’ambiente,sono lì a ricordalo.  Stupisce soprattutto l’indifferenza, la mancanza totale del rispetto verso ciò che ne testimonia tuttora la sostanza, il profilo, un permanere  di traslazione ideale.  Certo, vi sono, purtroppo, autori ed editori che cercano di mutare la Storia, dedicando pagine e pubblicazioni al valore degli <altri>, narrando delle vicende belliche dall’ottica del vinto,lasciando trasparire un’ombra di rimpianto e concentrando la narrazione su quanto vicino fosse l’esito sperato, ma non raggiunto… purtroppo… sfuggito…si nota un certo dispiacere, quasi che la Vittoria sia un peso, un orpello, da cancellare, da diluire, se non addirittura da dissolvere e rinnegare. Antica eredità italica.

Le seggiovie di cui si è detto sono la documentazione ineccepibile dell’indifferenza, del rifiuto di un legame con la memoria storica, con il ruolo rivestito  dalla zona in quella guerra, un rifiuto sostanziale di una identificazione ideale. In alcune località  dell’area trentina, di cancella  “via 4 Novembre”. Orrendo!

Il mondo delle seggiovie sta attraversando un periodo di incertezze e di dubbi, ma pare stia subendo il micidiale sopravvento del fattore profitto, rispetto a tutto il resto, con l’influsso di rivalità personali, gelosie, ombre di  vendette, ma sicuramente al di fuori di ogni contatto con la storia di cui i luoghi dove tali seggiovie e funivie sorgono e dovranno essere collocate, sono stati protagonisti: progetti in attuazione e in itinere, in ogni caso, con scarso, se non totalmente mancante ,  rispetto e riguardo al territorio e alla natura.