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La rupe di Masada

La rupe di Masada si erge al limite orientale del deserto della giudea, a picco sul Mar Morto. Erode ne aveva fatto una fortezza militare, dotandola però anche di tutto lo splendore e le risorse necessarie a una lunga sua eventuale permanenza. Nel 66 d.C. un gruppo di Zeloti vi si rifugiò dopo la caduta di Gerusalemme, decisi a non piegarsi alla dominazione romana. Per oltre due anni sotto il comando di Eleazar Ben Yair, condussero la loro lotta. Nel 72 d.C. Flavio Silva, governatore romano, ricevette l’ordine di annientare questo covo di ribelli. Mentre a Roma venivano celebrati i trionfi per la vittoria riportata e venivano coniate monete con la dicitura Judea Capta, sembrò scandaloso che 960 uomini, donne e bambini sfidassero l’autorità dell’impero romano. Fu posto l’assedio alla fortezza, e i romani cominciarono a mettere in pratica tutta la loro abilità militare per raggiungere le mura, che sembravano inaccessibili.

Gli assediati ostacolarono la loro opera difendendosi tenacemente, finché i romani riuscirono con un gigantesco terrapieno a raggiungere con le loro macchine da guerra il muro che giungeva la cima della roccaforte. Fu aperta una breccia e incendiato il muro di travi, con il quale i difensori avevano cercato di chiudere la breccia. Sopravvenuta la sera, in attesa che le fiamme compissero il loro lavoro, i romani rimandarono all’indomani l’irruzione. Gli Zeloti, quantunque avessero ancora armi e vivere per resistere, si resero conto che per il giorno dopo non esistevano possibilità di fermare i romani. Decisero  che all’indomani i romani avrebbero trovato solo i loro corpi. Essi non potevano accettare di divenire schiavi, e finché erano ancora uomini liberi scelsero di morire. I romani all’alba furono accolti da un gran silenzio, rotto solo dal crepitare dell’immenso rogo.

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