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Il regno dei Parti

La via verso i ricchi mercati orientali fu più volte tentata dai romani, ma trovarono come fiero ostacolo, il regno dei Parti. Questo regno sorse verso la metà del III secolo a.C. quando l’impero dei Seleucidi, nella regione iranica, assume un ruolo di grande importanza, costituendo per tre secoli un baluardo alla penetrazione romana in oriente.

Nel 140 a.C. documenti babilonesi, definiscono Mitridate I, come il fondatore della potenza partica, con un impero che và dal Mar Caspio fino al Golfo Persico. In quello stesso anno, una lettera di un console romano, che rende nota l’alleanza tra Roma e i Giudei, venne indirizzata anche a Mitridate, testimoniando i rapporti del nuovo regno con Roma. Questo documento prova anche che i romani consideravano i Parti un elemento politico decisivo per il controllo dei territori del vicino oriente.

Sotto il regno di Mitridate II, salito al trono attorno al 123 a.C. l’importanza della Partia è riconosciuta a livello internazionale sia da Roma come pure dalla Cina. Intorno al 115 a.C. l’imperatore Wu, della dinastia Han, conclude con Mitridate II un trattato, le cui clausole garantiscono i traffici cinesi attraverso i territori iranici. Nel 92 a.C. Mitridate II manda a Silla, che si trovava sull’Eufrate, una missione per chiedere pace e alleanza. Intorno al 58 a.C. e il 54 a.C. approfittando delle lotte intestine per la successione al trono, il proconsole romano in Siria, giudicando favorevole la situazione per estendere il dominio romano oltre la Mesopotamia, muove guerra. Nel 53 a.C. a Carre i romani sono sconfitti dai Parti. Più di 20.000 soldati romani sono uccisi dalla cavalleria partica, che si fa accompagnare in combattimento dal suono di tamburi. Il figlio di  Crasso cade in battaglia e lo stesso proconsole romano è ucciso. L’impressione in Roma di questa vicenda è enorme e la morte di Crasso blocca il tentativo espansionistico verso l’oriente. Ancora dopo un secolo il poeta Lucano, nel suo poema sulla guerra civile, riteneva la sconfitta nella battaglia di Carre, l’episodio che aveva impedito la conquista dell’oriente “ ben più funesta di quanto credete, o Arsacidi, fu per noi la conseguenza di quella battaglia”.

Carre segna l’inizio di quel duello tra le due potenze, che coinvolgerà il prestigio sia militare che politico. L’Eufrate dopo questa battaglia è, di fatto, il confine. Il prestigio dei Parti dopo questa battaglia aumentò e, come conseguenza, i sovrani dell’Armenia, e degli stati minori dell’Asia Minore, si allearono con loro.

Giulio Cesare tentò una politica organica nei confronti dei Parti. Consolidato il suo potere a Roma e assicurata la coesione dell’impero con le legioni stanziate stabilmente nelle varie province, aveva organizzato un “giro armato” che avrebbe dovuto rendere stabili i confini. Ma pochi giorni prima dell’avvio della manovra fu ucciso. Antonio riprenderà la politica di lotta contro i Parti, che nel frattempo, con un sistema di stati vassalli, erano arrivati al Mediterraneo. L’Anatolia era stata tolta ai romani, e lo stesso Erode fu cacciato da Gerusalemme, per tornarci nel 38 a.C.

Antonio, che nella divisione del potere era toccata la parte orientale dell’impero, sviluppa un suo disegno politico:  quello di creare una monarchia mediterraneo-orientale, con al centro l’Egitto. Nel 36 a.C. dopo aver ricondotto l’Armenia sotto il controllo di Roma, passa il Tigri e si inoltra a ovest del Caspio. Ma a causa dei freddi invernali, sotto i continui attacchi dei Parti, è costretto a ritirarsi in Cappadocia. Ottenuti da Cleopatra i rinforzi necessari a colmare le gravi perdite (nella prima spedizione aveva perso 8.000 legionari), Antonio riconquista la porta dell’Armenia.

Dopo la sconfitta di Antonio ad Azio, Ottaviano si reca in Siria, con lo scopo di impostare una strategia che impedisca ai Parti di attraversare l’Eufrate. L’esercito romano si spingerà sporadicamente fin dentro i territori del dominio partico. Lo scopo e il pretesto è sempre quello dell’egemonia sull’Armenia, uno degli stati cuscinetto tra le due sfere d’influenza. Dieci anni dopo il re dei parti Fraate IV, riconsegna ad Ottaviano le insegne prese alle legioni di Crasso a Carre, e manda i suoi quattro figli a Roma perché vi vengano educati. Nel 51 d.C. sale al trono Vologese I sotto il cui regno i rapporti con Roma a proposito dell’Armenia arrivano ad un compromesso che permetterà la pace per quasi cinquant’anni. La tregua con Roma potrebbe, attorno al 70, trasformarsi in una alleanza, visto che i Parti avevano chiesto aiuto per contrastare gli Alani. I romani rifiutarono. Nel 105, dopo una contesa per la successione, si vede favorito Cosroe, aiutato da Traiano. Ottenuto il potere il re parto si rivelerà anti romano, riportando l’Armenia sotto il proprio vassallaggio. Questa situazione determinerà la politica radicale contro i Parti di Traiano, e, nel 112 il senato romano dà il proprio parere favorevole alla campagna partica. Cosroe reagisce conquistando la Siria. Le truppe romane avanzarono velocemente attraverso l’Asia Minore e riconquistarono la Siria e l’Armenia, dove Traiano, per non fallire come Crasso e Antonio, organizzò le basi della successiva avanzata. L’occupazione di Seleucia sul Tigri e della capitale del regno partico Ctesifone, fa ipotizzare definitivo il successo, al punto che a Roma le monete portano la dicitura Parthia capta. Iniziò pero la controffensiva dei Parti, attuata soprattutto con la guerriglia, condotta agilmente dagli arcieri della cavalleria. Le contemporanee ribellioni in Egitto, in Giudea, in Siria, spinsero Traiano a tentare una soluzione di compromesso con Parthamaspates, uno dei due sovrani arsacidi, autori della ribellione nella Media. Questi ucciso il suo collega Sanatruce, accetta di essere incoronato da Traiano e si riconosce vassallo di Roma. L’Armenia ritorna sotto Roma. Ma le regioni centrali e orientali del territorio dei Parti, organizzano una reazione che porta all’uccisione di Parthamaspates e al ritiro delle legioni romane. Nel 117 Traiano muore, e i confini tra i due imperi sono segnati nuovamente dall’Eufrate. Adriano cercò di ristabilire la pace. Cosroe, che nel frattempo aveva ripristinato la sua autorità, e Adriano si incontrano a Melitene nel 123, dove si impegnano a rispettare la pace. Il trattato con i romani verrà rotto da Vologese III, che, dopo un primo tentativo di occupare l’Armenia, tentativo contrastato dall’imperatore romano Antonino Pio, solamente dopo la morte di quest’ultimo, nel 162, riuscirà ad occupare la Cappadocia, l’Armenia e la Siria. Il co- reggente del nuovo imperatore Marco Aurelio, Lucio Verro, si trasferisce presso Antiochia, da dove dirige le truppe romane, che nel 165 raggiungono nuovamente la capitale partica. La rivolta di Seleucia e lo scoppio tra le legioni romane di una peste, che si propagherà anche in occidente fino all’Europa settentrionale, portarono alla conclusione della campagna con il controllo romano della parte settentrionale della Mesopotamia. Nell’ultimo decennio del II secolo i romani con Settimio Severo, approfittando di nuove lotte tra due pretendenti arsacidi, interverranno nuovamente in Mesopotamia. La capitale del regno dei Parti nel 198 verrà incendiata dai romani per la terza volta. La Mesopotamia diventa provincia romana, e verrà aperto anche un canale di collegamento tra i due fiumi Tigri e Eufrate. Caracalla darà inizio ad una nuova campagna, ma nel 217 rimarrà però vittima di una congiura negli accampamenti nei pressi di Carre. L’ispiratore della congiura Macrino, riuscì a farsi eleggere imperatore, ma sarà sopraffatto dai Parti, che per due volte sconfiggeranno le legioni romane. La pace arriverà tramite il pagamento di una forte indennità ad opera di Macrino. La frontiera è di nuovo sull’Eufrate. Due secoli e mezzo di lotte, di guerre, di compromessi, non sono valsi a fare del regno dei Parti un vassallo dell’impero romano.

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