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Misteri e Retroscena… italiani

Il Radiotelemetro,  alias Radar

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Che la Storia in quello che fu “il bel paese” sia sempre stata, e tuttora sia, una questione di opportunità e di convenienza non lo si scopre ora, tuttavia anche all’impudenza e alla mistificazione dovrebbe essere imposto un limite, se non altro quello che persino il cattivo gusto, suo malgrado, deve accettare se non vuole sconfinare nel falso storico con tutte le conseguenze relative.

Un conto è la dialettica sul <sesso degli angeli>, un altro, totalmente diverso e strettamente ancorato alla verità dei documenti, risiede, a dispetto degli imbonitori, nei fatti.

La vicenda del <Radar> italiano, all’epoca classificato “Radio Detector Telemetro” da cui “Radiotelemetro” ( apparato per la determinazione della distanza tramite onde Radio), non è mai stata argomento rilevante nella storiografia ufficiale e para-ufficiale. Una <scelta>, probabilmente non casuale.

Perché mai questo Sito ne <parla>? Pura e semplice curiosità. Ci interessano gli aspetti intricati, le ombre celate o mascherate da trattazioni ponderose, le interpretazioni elucubrate, sfuggenti, colte, ma ambigue, dotte, ma inconsistenti. Ci piace andare alla scoperta di quanto messo in soffitta, tra quanto si ritiene superato, inutile, fuori tempo e fuori moda, vecchio, ammuffito, decrepito, ma…scomodo. Non crediamo, con il dovuto, referente rispetto, che Gesù Bambino sia morto di un colpo di freddo….

Si potrebbe continuare paragonando la vicenda di cui si dirà, quella del Radar italiano, sia pure in breve, con altro, sicuramente non meno sbiadito, ma - al contrario  costantemente <attualizzato> e celebrato.

Vagando nei praticelli elettronici è accaduto di imbatterci in alcuni commenti, misurati, sia chiaro, addirittura esteriormente inappuntabili e formalmente ineccepibili. L’atavica, sana diffidenza ci ha preso per mano e sussurrando prudenza ha suggerito una verifica. Tutto, per uscire di metafora, si riferisce a un Radiotelemetro denominato Ec3ter (le solite sigle dei tecnici…).

Ebbene, secondo un certo giudizio ufficioso, se non proprio ufficiale, l’apparato “all’atto pratico si dimostrò un’autentica delusione”.

Non abbiamo alcuna competenza in materia, quindi siamo andati alla <fonte>.

Premessa sintetica: l’Ec3ter era un radiotelemetro ideato e realizzato dal professore Ugo Tiberio, ingegnere, docente universitario e Ufficiale della Regia Marina, cui era stato affidato il compito di realizzare  il <radar> navale. In merito all’evolversi della vicenda di questo Scienziato, abbiamo individuato i seguenti scritti:

“Alta Frequenza” numero 149 - maggio 1939, Vol. VIII  pag. 305  “Misura di distanza per mezzo di onde ultracorte (radiotelemetria)”, edito dal RIEC, Regio Istituto di Elettrotecnica e delle Comunicazioni;

“La Domenica del Corriere” 8 giugno 1960, “Aveva già dato il radar all’Italia nel 1938” di Franco Bandini;

“L’Elettrotecnica”, Numero 11/1964, pag. 10/12  con uno studio del professor Tiberio;

“La Domenica del Corriere”, numero 33/1964  “Avevamo il radar, ma non lo usammo”, di Franco Bandini;

“MuseoScienza”, numero 4/5 1974; “Radiotelemetri (Radar) Italiani”, di Luigi Carilio Castioni;

“Storia Contemporanea”, numero 12/1987, “I Radar industriali italiani. Ricerche, ricordi e considerazioni per una loro storia” di Luigi Carilio Castioni

Rintracciato anche altro, tra cui recentemente “La guerra dei Radar”, edito da Greco & Greco di Milano. (in questo libro ci ha sorpreso la mancanza di un indici dei nomi).

Sarebbe troppo lungo e forse noioso, per chi potrebbe avere la cortesia di scorrere queste “pagine”, la riproduzione dei testi di cui sopra; sarà sufficiente dire che i competenti affermano che il Radiotelemetro indicato era <eccellente>. Come mai, allora, il giudizio negativo sopra citato tra virgolette e ripreso da una pubblicazione ufficiale (Ufficio Storico della Marina Militare)?

Da una sia pur sommaria ricerca, risulta che nell’estate 1941 il Radiotelemetro Ec3bis (versione precedente dell’apparato sopra indicato) venne installato a bordo della corazzata “Littorio” (una superba nave di oltre quarantamila tonnellate armata di nove cannoni da 381 mm.), ma con risultati insoddisfacenti. In precedenza le prove effettuate a terra avevano, al contrario, soddisfatto pienamente.

Quali le cause dei difetti e dell’inaffidabilità del Radiotelemetro? Cause afferenti l’apparato stesso? Quali le ragioni del diverso <comportamento> a terra e a bordo?

Sempre dalla ricerca effettuata, le cause erano da attribuire a vari fattori:

collocazione delle antenne, la zona d’ombra causata dalle sovrastrutture della nave da battaglia, e la imperfetta rilevazione del bersaglio in quanto, si legge nei documenti consultati “era difficile distinguere tra il rumore dell’eco di ritorno e quello di fondo dell’apparato di ricezione”. In sostanza, il Radiotelemetro fu <sbarcato>  alcuni mesi dopo in attesa di essere sostituito con il modello Ec3ter.

Tra i difetti riscontrati: i tiri, le vibrazioni incidevano sulla stabilità della piattaforma sulla quale era installato il Radiotelemetro, compromettendone il funzionamento; inoltre, inadeguata potenza degli elettromotori per il brandeggio delle antenne. Questi inconvenienti indubbiamente gravissimi erano dovuti al fatto che le antenne erano installate su una piattaforma ruotante di sostegno “imperniata solo al centro”; L’insufficiente potenza degli elettromotori accentuava ulteriormente i difetti.

Non si poteva certo attribuire al professor Tiberio la responsabilità dell’inadeguatezza dei supporti elettromeccanici. Sarebbe stato necessario provvedere per tempo, con prove, collaudi, sperimentazioni, migliorie. I Tedeschi, tanto per fare un esempio di riscontro, dedicarono anni di studio e di prove prima di installare un <radar> a bordo delle loro navi da guerra e questo prima del 1939. Invece in Italia si attese il 1941, quando si era già in guerra da circa un anno.

In sintesi, il Radiotelemetro utilizzato a terra era efficiente, mentre a bordo, per quanto indicato, non garantiva un funzionamento utile.

Pertanto i limiti non si riferivano al Radiotelemetro in quanto tale, cioè alla sua capacità di intercettare e scoprire il bersaglio in assenza di visibilità, ma riguardavano i limiti funzionali degli aspetti tecnico-meccanici ed elettromeccanici, precisano le fonti: inadeguatezza della piattaforma e dei motori indispensabili per la rotazione delle antenne, innanzi tutto e questo dipendeva da una lavorazione del tutto estranea al funzionamento tecnico-scientifico dell’apparato e dalla mancanza di una sperimentazione e collaudi rigorosi delle piattaforme nel loro insieme, per tacere della mancanza di coordinazione tra le varie branche dell’attività connessa  con la realizzazione dei Radiotelemetri (tra le cause dei ritardi e delle deficienze, per usare un termine militare, anche le diatribe tra industrie assegnatarie delle commesse, a lungo tollerate dalle Autorità competenti).

Quella del <Radar> italiano è una vicenda con molti, troppi lati oscuri e con una ipoteca equivoca: una vicenda ancora oggi “falsata da interessate deviazioni e da colpevoli reticenze”. 

Non sorprendono certi aspri giudizi: rientrano in una <logica> ormai ampiamente collaudata tesa alla <mortificazione> delle potenzialità esistenti e non utilizzate. In alcuni casi alcuni “autori” si sono spinti a negare l’evidenza. Si vuol far credere che la moglie di Cesare sia al di sopra di ogni sospetto…

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