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 PASSA PER L’AFGHANISTAN LA VIA DEL PETROLIO

Chi sono i mandanti e chi i pianificatori e gli organizzatori degli attentati di New York e di Washington? L’orientamento corrente, negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in gran parte delle opinioni pubbliche occidentali, identifica le due “figure” in un unico personaggio, Osama Bin Laden. Non tutti condividono un tale giudizio. Ci si riferisce ad ambienti che non tanto per astio nei confronti degli americani o per la mancanza di prove provate (che difficilmente si potranno ottenere) hanno convinzione diver se, quanto per motivazioni non ideologiche, non politiche, bensì tecniche. L’organizzazione, non la decisione di colpire duramente gli Stati Uniti, di un’operazione come quella attuata l’11 Settembre scorso è il risultato di una struttura strategica non araba; non è attribuibile ad una centrale a livello arabo.  E’ il prodotto di “gente prestata al terrorismo integralista”, gente “di altissima preparazione e competenza”, gente “selezionata, addestrata e collaudata, con alle spalle anni di attività in servizi segreti adusi a operare in apparati sofisticati”. Sono valutazioni espresse da fonti riservate che hanno analizzato nei dettagli e con scrupolosa meticolosità la dinamica degli attentati e che dispongono di informazioni attentamente vagliate. Gli aerei di linea da lanciare contro obiettivi statunitensi dovevano essere otto e non solo quattro come invece si è verificato. Il velivolo precipitato non molto lontano da Pittsburg in realtà è stato abbattuto dai caccia dell’USAF prima che potesse schiantarsi sull’obiettivo fissato. Sono stati utilizzati “agenti dormienti” (procedure ampiamente collaudate dallo spionaggio sovietico durante la guerra fredda), tra cui persone che vivevano da cinque anni e forse più negli Stati Uniti. Fonti confidenziali israeliane rilevano che un cosiddetto “kamikaze” imbottito di esplosivo riesce nel suo disegno solo se tra il momento in cui viene preparato all’azione e l’attimo dell’esplosione il lasso di tempo è minimo. Se il “kamikaze” rimane per alcune ore con l’esplosivo addosso senza agire, nella quasi totalità dei casi rinuncia all’attentato, si libera dell’esplosivo e si eclissa, addirittura si consegna agli israeliani e collabora indicando chi lo ha indotto a quell’operazione terroristica. Diverse rappresaglie israeliane sarebbero state condotte sulla base di informazioni ricevute da “kamikaze pentiti”.

Infine, secondo le fonti indicate più sopra, l’attuale allarme sul rischio di attentati batteriologici (il “bioterrorismo”) e di una guerra chimica maschererebbe una operazione commerciale farmaceutica di colossali proporzioni.

L’AFGHANISTAN E IL PETROLIO

Petrolio, gas, oleodotti, gasdotti. Il controllo del territorio dell’Afghanistan (più di seicentomila chilometri quadrati) sarebbe l’obiettivo strategico sullo sfondo degli avvenimenti in atto. L’Afghanistan confina a nord con il Turkmenistan, l’Uzbekistan e il Tagikistan; a nord est con la Cina; a est e a sud con il Pakistan; a ovest con l’Iran. Ciò premesso, osservano le fonti di cui all’inizio di queste note, si deve ricordare che dopo la fran- tumazione dell’impero sovietico, la Russia è rimasta, e lo è tuttora, proprietaria degli oleodotti. Si deve ricordare quali siano le risorse di idrocarburi di ex repubbliche sovietiche ora facenti parte della Comunità di Stati indipendenti, e quale il loro peso economico nello scacchiere.

Armenia: gas naturale. Azerbaijan: petrolio e gas naturale.Turkmenistan: ricchissimo di gas naturale e petrolio; nel 1997 ha firmato un contratto di due miliardi di dollari con un consorzio internazionale, guidato dall’americana Unocal, per la realizzazione di un gasdotto che dal Turkmenistan porti il gas in un porto del Pakistan, attraversando l’Afghanistan. Uzbekistan: sottosuolo ricco di idrocarburi, petrolio e gas naturale. Tagikistan: anche in questa repubblica centroasiatica petrolio e gas naturale.

Dall’Armenia e dall’Azerbaijan gli oleodotti e i gasdotti raggiungono la Turchia. Le guerriglie in atto in quelle aree hanno quali obiettivi il controllo delle zone dove sorgono le strutture petrolifere e i relativi profitti. Sempre se si osserva la carta della zona, si nota la posizione strategica dell’Iran e quella dell’Irak. Ne consegue che uno degli obiettivi economici consiste nel tagliare fuori questi due paesi dal passaggio degli oleodotti e gasdotti che avranno origine da Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan. La via più breve per raggiungere lo sbocco sul mare è attraverso l’Afghanistan e il Pakistan, quest’ultimo paese amico degli Stati Uniti d’America.

A questo punto le fonti disegnano uno scenario sconcertante: gli Ameri- cani, dicono, non andranno più via dall’Afghanistan. I motivi? Eccoli: prendono tra due fuochi Siria, Iran e Irak. Da occidente Israele, da oriente loro, in Afghanistan. Si inseriscono come un cuneo tra gli interessi della Russia e della Cina. In Afghanistan dovranno fronteggiare la Russia. Il ruolo dell’Alleanza del Nord antitalebana? L’Alleanza del Nord è alimen- tata dall’India ed è anti-pakistana. Ecco spiegata, secondo le fonti, la prudenza americana verso l’Alleanza del Nord. L’ipotesi dell’ex sovrano? E’ velleitaria, sentenziano le fonti. A Kabul dovrà essere installato un governo gradito al Pakistan che ha sempre considerato l’Afghanistan non più di un suo protettorato.

L’INCOGNITA DELL’INDIA

Nel crogiuolo di interessi e di colpi bassi vicendevolmente scambiati dai protagonisti degli avvenimenti, proseguono le fonti, un ruolo non marginale lo ricopre l'India, al di là del suo appoggio all'Alleanza del Nord. L’India “è un serbatoio di intelligenze per il mondo occidentale”. L'India, affermano le fonti, industrialmente è occidente. Sul fronte informatico è all’avanguardia. Su quello politico si deve dire che gli osservatori internazionali non hanno percepito nell’esatta misura il significato del mutamento verificatosi negli Induisti. I contrasti con i musulmani si sono fortemente acuiti. Quella nel Kashmir è una guerra a sfondo etnico e religioso. Quale lo scenario odierno? Alleanza del Nord contro i Talebani. Alleanza del Nord supportata da India e Russia. Gli americani non hanno interesse a che una minoranza etnica (Alleanza del Nord) conquisti tutto l’Afghanistan. Quindi a Kabul dovrà essere insediato un governo di coalizione che dipenderà in gran parte dal sostegno degli Stati Uniti. Alla fine gli Stati Uniti non possono permettersi che l’Afghanistan non sia in sintonia con il Pakistan, che si sentirebbe accerchiato dall’India e da un Afghanistan “indianizzato”. In una ipotesi del genere, aggiungono le fonti, si arriverebbe a configurare la seguente contrapposizione: da un lato Cina e Pakistan, dall’altro India e Stati Uniti.

QUALI I POSSIBILI FUTURI SCENARI?

Gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse a che l’alleanza con la Russia non si tramuti in una spartizione dell’Afghanistan in due zone d’influenza (qualcosa che ha i contorni di quanto avvenne in Polonia nel 1939), perché l’interesse strategico è quello di occupare la zona nord con le strutture petrolifere in fieri (oleodotti e gasdotti).

La Cina non potrà rimanere inerte perché ha sempre mantenuto un’alleanza con il Pakistan contro l’India (non si dimentichi il conflitto per il Tibet). Interesse degli Stati Uniti è chiudere presto la questione.

Vi è altro da considerare. Gli americani non hanno ottenuto la collaborazione attiva dei paesi arabi, Gli aerei che bombardano l'Afghanistan devono decollare da distanze notevoli. Inoltre le ripercussioni di quanto sta accadendo non si limitano al Pakistan dove gli integralisti sono aggressivi e persino nei vertici del potere si sono registrate dei forti contrasti tutt’altro che soffocati. L’Arabia Saudita, da parte sua, ha vissuto una svolta fondamentalista. I rapporti con gli Stati Uniti si sono raffreddati. Il vecchio sovrano, Re Fahd di Arabia, ammalato, è stato ricoverato in Svizzera e il governo affidato a un principe della corona, Abdullah Bin Abdul Aziz Al Saud, che è un fondamentalista: parla solo arabo ed è un wahabita, cioè un unitarista, seguace della dottrina fondata da Mohammed Abdel Wahab nel XVIII secolo. E’ opportuno precisare che il “Wahabismo” è un movimento fondamentalista, caratterizzato da un grande rigorismo morale”; il movimento proclama il dovere di riportare l’Islam alla sua primitiva purezza. Vi è più di una ipotesi sulla possibilità che l’Arabia Saudita si allinei all’estremismo islamico nel caso in cui il “principe della corona” assurga al trono.

Quali sono gli obiettivi prioritari del principe Abdullah? Recuperare i rapporti con gli integralisti e ridurre sensibilmente la presenza americana, con la riduzione delle basi.

ARABIA: TERRITORIO SACRO ALL’ISLAM

Il territorio dell’Arabia Saudita è nella sua totalità sacro all’Islam. Assume un significato meno criptato quanto ha dichiarato Osama Bin Laden nel suo intervento televisivo, quando ha detto che tra i suoi obiettivi vi è quello di allontanare (o scacciare?) tutti gli infedeli dall’Arabia.

Si racconta, concludono le fonti, che il vecchio Re Feisal a chi gli chiedeva perché non fosse possibile costruire una chiesa cristiana in Arabia, rispondeva: perché nella Città del Vaticano è possibile costruire una moschea?

A conferma della sacralità, per l’Islam, della terra d’Arabia, un non musulmano non può essere sepolto in territorio saudita. E questo, ci è stato precisato con severità, “Nel nome di Allah, l’Onnipotente e il Misericordioso. Allah è il più grande e non v’è alcun Dio all’infuori di Allah! Sia lode a Mohammed suo Profeta e ai fratelli Abu Bakr e Omar che con lui dormono nella Tomba in Medina Città Santa!”.

SOMMARIO

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