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MITROKHIN, chi era costui?

Nel settembre 1999, sette anni fa, la casa editrice britannica Allen Lane The Penguin Press pubblicava  “The Mitrokhin Archive” scritto da Christopher Andrew e Vasili Mitrokhin. Un libro di 996 pagine che trattava dell’attività’ del KGB “in Europe and the West”, si legge sulla copertina nera con al centro lo stemma o, se si preferisce, l’insegna del potente servizio segreto sovietico.

Un mese circa più tardi l’editore Rizzoli pubblicava l’edizione italiana. In copertina il sottotitolo era più esplicito rispetto all’edizione inglese: “Le attività segrete del KGB in Occidente”. Ma chi era Vasili (o Vasilij) Mitrokhin e perché su di lui è caduto pesantemente il maglio del silenzio e la cortina dell’indifferenza ne ha inghiottito le rivelazioni?

La quarta di sovracopertina del libro edito da Rizzoli proponeva una serie di argomentazioni schematiche nella forma, ma significative nella sostanza.

Novembre 1992 Vasilij Mitrokhin giunge con la famiglia in Inghilterra e consegna al controspionaggio britannico decine di migliaia di documenti ricopiati dall’archivio segreto del KGB. Dopo qualche anno, lo storico Christopher Andrei ottiene il permesso di lavorare insieme a Mitrokhin su questa fonte di inestimabile valore.

Settembre 1999: una settimana prima della pubblicazione in Inghilterra dell’ “Archivio Mitrokhin”, il caso delle spie sovietiche in occidente esplode sulla stampa di tutto il mondo.

Il KGB pagava sette giornalisti italiani” (Corriere della Sera, 14/9/1999)

Tutte le spie italiane nella <rete rossa> del KGB” (la Repubblica, 15/9/1999)

Quegli strani silenzi sugli spioni del KGB” (il Giornale, 16/9/1999)

Il 30 settembre “L’Archivio Mitrokhin” entra nella classifica dei libri più venduti negli Stati Uniti e in Inghilterra.

Ottobre 1999: si moltiplicano in Italia le illazioni sulle presunte spie: le polemiche coinvolgono esponenti politici di primo piano. Il governo decide di non porre il segreto di Stato e consegna alla magistratura e alla Commissione Stragi i documenti relativi all’Italia del dossier Mitrokhin, che i servizi inglesi avevano trasmesso tra il 1995 e il 1999 al controspionaggio italiano.

L’11 ottobre vengono rese pubbliche le carte <italiane> del dossier Mitrokhin (261 schede): occuperanno per giorni le prime pagine dei giornali.

Mitrokhin, colonnello del KGB (dal 1956 al 1984 archivista della sezione esteri del Komitet Gosudarstvennoi Bezopastnosti, Comitato per la sicurezza dello Stato, KGB), era stato reclutato dallo spionaggio britannico e il suo “arrivo con la famiglia” in Gran Bretagna non era stato l’esito di una normale viaggio. Come pure il trasferimento della copiosa documentazione. Sarebbe interessante conoscere il ruolo svolto nell’operazione dall’agente segreto Richard Tomlinson… In precedenza in piena guerra fredda, un alto esponente del KGB aveva defezionato: Oleg Gordievskij. Anche in quella occasione il professore Christopher Andrew aveva pubblicato un libro la cui prima edizione italiana era stata curata da Rizzoli (febbraio 1991 - titolo originale: “KGB, The Inside Story of its foreign operations from Lenin to Gorbaciov”. Titolo italiano “La storia segreta del KGb”, con sottotitolo: “Le operazioni internazionali del servizio di spionaggio più famoso e temuto del mondo”).

Relativamente alle “pagine italiane” dell’Archivio Mitrokhin, le edizioni “Sapere 2000, edizioni multimediali”, Roma, editavano (novembre 1999) “Dossier KGB <Rapporto Mitrokhin> Tutti i documenti dello spionaggio in Italia”. Duecentocinquanta pagine di nomi e cognomi , informazioni, particolari, <commenti>, nomi in codice, rapporti.

Si aggiunga che venne istituita una commissione parlamentare (XIV Legislatura) le cui risultanze (Dossier Mitrokhin) consultabili sul sito Internet www.camera.it dopo un percorso non proprio semplice, non sono state diffuse con il risalto che ci si sarebbe aspettati dato il rilievo non sicuramente marginale dell’intero “affaire”.

Interrogativi

I mutati scenari politici e strategici internazionali, le crisi succedutesi (crollo del Muro di Berlino, dissolvimento dell’Unione Sovietica e del suo impero, ex Jugoslavia, Golfo, Medio Oriente, Somalia, immigrazione clandestina,etc.) hanno avuto un qualche ruolo nel dirottare l’attenzione interna e nel favorire o consigliare o barattare una questione così delicata come lo spionaggio a favore di un paese leader di un’ “alleanza”, il Patto di Varsavia sicuramente avversario? L’avvenuto crollo dell’URSS ha forse suggerito di “lasciar perdere”? Sono forse intervenuti intrecci e intese trasversali? Comunque sia in buona sostanza la questione è stata congelata.

Il fatto che le rivelazioni di Mitrokin siano pervenute al controspionaggio italiano nel 1995 e sino al 1999, quando ormai la <cortina di ferro> non rappresentava più la divisione del mondo in due blocchi contrapposti, costituisce un’attenuante rispetto all’entità’ del reato? Forse la lettura degli articoli del Libro Secondo del Codice Penale (dei Delitti contro la personalità dello Stato) potrebbe risultare interessante. Quale “campione” si cita l’’articolo 246 che recita: “Corruzione del cittadino da parte dello straniero- Il cittadino, che, anche indirettamente, riceve o si fa promettere dallo straniero, per sé o per altri, denaro o qualsiasi utilità, o soltanto ne accetta la promessa, al fine di compiere atti contrari agli interessi nazionali, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da lire 1.000.000 a 4000.000. Alla stessa pena soggiace lo straniero che da’ o promette il denaro o l’utilità. La pena è aumentata: 1) se il fatto è commesso in tempo di guerra; 2) se il denaro o l’utilità sono dati o promessi per una propaganda col mezzo della stampa”.

La vicenda del <Dossier Mitrokhin> con il dissolvimento, l’evaporazione dei fatti, il sostanziale insabbiamento delle rivelazioni, la vacuità della ricerca, con la sicurezza nazionale trasformata in una illusione, per non parlare dello sfregio alla dignità, è un epigono dell’articolo 16 del trattato di pace firmato a Parigi nel 1947: “L’Italia non perseguirla né disturberò i cittadini italiani, particolarmente i componenti delle forze armate, per il solo fatto di avere nel corso del periodo compreso tra il 10 giugno 1940 e la data dell’entrata in vigore del presente trattato, espresso la loro simpatia per le potenze Alleate ed Associate o di avere condotta una azione a favore di detta causa”.

SOMMARIO

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