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Disastro di Matapan

testimonianza di Francesco Centore

Francesco Centore, cannoniere, era imbarcato sull’incrociatore pesante “Trieste”, nave con un dislocamento di 10.505 tonnellate standard, 13.540 a pieno carico, armamento principale otto cannoni da 203 mm. in quattro torri binate. Il “Trieste” faceva parte della 3.a Divisione Navale unitamente agli incrociatori “Trento” e “Bolzano”. Iscritto nel Ruolo d’Onore della Marina Militare, decorato al valore con tre Croci di guerra, Francesco Centore così ricorda il combattimento navale di Gaudo ( la fase tattica che precedette il siluramento della corazzata “Vittorio Veneto” da parte dei velivoli decollati dalla portaerei britannica “Formidable” e, la sera del 28 Marzo 1941, quello dell’incrociatore “Pola”, tragico prologo all’annientamento dell’intera 1.a Divisione Incrociatori pesanti, “Zara”, “Fiume”, “Pola”, cacciatorpediniere “Alfieri” e  “Carducci”, con la morte di 2308 Marinai).

IL COMBATTIMENTO NAVALE DI GAUDO

NEL RICORDO DI CHI L’HA VISSUTO

Vedetta di controplancia sul “Trieste”, le vampate dei colpi in partenza dai cannoni da 203 millimetri delle torri prodiere, mi provocarono un abbassamento della vista. Poco prima delle otto avvistammo il nemico. Corse la voce che si trattava di quattro incrociatori inglesi e di alcuni caccia. Ricordo che alle 08.12 i cannoni della mia nave aprirono il fuoco.

La 1a Divisione

Le navi inglesi dirigevano verso est, ma noi eravamo più veloci e i nostri cannoni erano più potenti di quelli del nemico. Il combattimento durò circa un’ora. Gli inglesi risposero al fuoco, ma i loro colpi, da 152 millimetri, erano corti. Neanche noi, però, colpimmo le loro navi. Poi poco prima delle nove, il fuoco cessò e dirigemmo verso nord-ovest. Apprendemmo in seguito che molti dei nostri colpi erano caduti

La Prima Divisione

vicinissimi agli incrociatori nemici, ma sfortunatamente nessuno sul bersaglio. Dopo la guerra ho letto su un libro scritto dagli inglesi che loro scapparono il più velocemente possibile sotto le nostre cannonate, zigzagando ed emettendo fumo per rendere difficile il nostro puntamento. Tornando a quei momenti, più tardi ci fu l’allarme aereo. Appena salito al posto di combattimento cominciammo a vedere delle vampate, le scie dei traccianti delle mitragliere antiaeree e all’improvviso mi ordinarono di prendere il posto di un altro. Eravamo sotto attacco degli aerosiluranti. Dalle navi partiva un inferno di fuoco, emettevamo fumo per nascondere le navi agli aerosiluranti, il rumore era terribile. Se non ricordo male, quell’attacco degli aerosiluranti durò circa un quarto d’ora. Più o meno tra le sette e mezzo e le sette e tre quarti di sera. I proiettori fendevano l’oscurità, il fuoco di sbarramento era assordante, strisce di fuoco solcavano le tenebre. Ero molto teso, con il binocolo cercavo di vedere gli aeroplani nemici. Ma era impossibile in quell’inferno. Noi, l’incrociatore “Trieste”, eravamo sulla sinistra della corazzata “Vittorio Veneto”, con gli altri due incrociatori della Divisione, il “Trento” e il Bolzano”, in linea di fila.

Francesco Centore

Francesco Centore

Ancora più sulla sinistra c’erano tre cacciatorpediniere della nostra scorta, l’”Ascari”, il “ Carabiniere” e il  “Corazziere”.Altri incrociatori e caccia proteggevano la corazzata sul lato dritto. Ed è da quella parte che si scatenò l’attacco più forte degli aerosiluranti e colpirono il “Pola”. Lo apprendemmo più tardi. Alcune ore

La nave dove era imbarcato Centore

dopo, mentre navigavamo verso l’Italia, vedemmo alle nostre spalle, a oriente, dei bagliori. Più volte, lontano, il cielo si illuminò improvvisamente. Dopo diversi secondi  si udiva  il rimbombo dei colpi sparati. Ricordo che quando il buio divenne totale mi accorsi di essere in un bagno di sudore, anche se la temperatura era piuttosto fredda. Nemmeno durante l’attacco degli aerosiluranti mi era capitato. Intuimmo che le navi che erano tornate indietro per recuperare l’equipaggio del “Pola” erano stata attaccate.

Domanda - Al ritorno com’era il vostro morale?

Risposta- Era proprio…perché cominciarono a parlare… che avevamo… gli stessi italiani, sempre della Marina naturalmente, che avevano cominciato a tradire.

“Dopo Matapan, ricorda Centore, fui ricoverato nell’ospedale di  Messina, dove rimasi una quindicina di giorni. Quando videro l’età che avevo, ero nato il 23 Febbraio del 1923, ed ero proveniente dalla Scuola marinara Caracciolo di Sabaudia, non potendo più tornare a bordo come cannoniere puntatore a causa delle conseguenze  agli occhi, mi cambiarono categoria  e mi passarono furiere. In seguito mi destinarono a Cagliari e poi a Roma”.

A più di sessant’anni da quei drammatici avvenimenti, Francesco Centore, ricordandoli, parlandone, avverte ancora  l’angoscia di quelle ore. Si capisce che il ricordo, quantunque appannato dal tempo, non è stato cancellato dall’oblio e nulla Egli ha fatto per dimenticare. Pur non dicendolo, fa intendere che quell’esperienza è rimasta indelebile nella

Incrociatore Zara

Incrociatore Zara

sua mente, nel suo spirito. Nel suo ufficio campeggia una fotografia della sua nave, l’incrociatore Trieste. Orfano di padre, Francesco Centore per tre volte tra il 1935 e il 1936 riuscì ad eludere i controlli portuali e a imbarcare sulle navi che trasferivano in Eritrea i reggimenti che sarebbero poi stati impiegati nelle operazioni belliche in Abissinia. Per tre volte i Carabinieri lo rintracciarono poco tempo dopo lo sbarco in Africa e lo rispedirono in Patria. Il suo sogno era quello di essere la mascotte dei Bersaglieri.

LA “CACCIA” AL DUCE

 

Nella vita di Francesco Centore c’è un episodio che ha segnato il suo destino. Un episodio che ha i contorni dell’aneddoto. Voleva a tutti i costi parlare a Mussolini e tanto fece che riuscì a farsi ricevere. La conseguenza fu che, giovanissimo, dopo i tre tentativi di rimanere in Africa Orientale con i bersaglieri, entrò nella Scuola Navale di Sabaudia e indirizzato, quindi alla carriera in Marina. Era compagno di corso di Giuseppe Anzevino. “Nelle nostra scuola, ricorda Centore, eravamo mille e più giovani. Spesso vi erano visite di ufficiali delle marine di altri paesi”. Ma l’episodio che più colpì il giovane allievo si riferisce a cinque anni più tardi, alla visita che il capo del governo fece alla Scuola. “Verso mezzogiorno Mussolini chiese al comandante della Scuola di trovare il ragazzo che era stato la mascotte dei bersaglieri. Ma la ricerca non ebbe risultato anche perché un certo ufficiale disse che quella mascotte era un napoletano, il padre era morto, la madre era rimasta con due figli…Mussolini chiese: “Ma è possibile che nessuno si ricordi?”. A un certo momento, ricorda Centore,  Mussolini stava passando, si fermò, si girò.. io sull’attenti… e disse “ Ma tu non sei quella mascotte? Diedi l’ordine a una delle segretarie di accompagnarti …sei…” e cercava di ricordare il mio nome, ma non gli veniva in mente. Centore, dissi io, si, mi ha accompagnato. Quando la cerimonia finì e Mussolini stava andando via, l’automobile si fermò di colpo. Mi vennero a cercare perché lui mi voleva parlare per chiedermi se ero contento. “Tu sai dove mi puoi trovare”, mi disse. Infatti da quel giorno mi venivano sempre a cercare…Un ufficiale mi chiese perché tutti avevano tante attenzioni nei miei riguardi; un funzionario volle che gli raccontassi come avevo conosciuto Mussolini. Nessuno sino a quel giorno era a conoscenza di quella vicenda. L’unica che sapeva tutto era una delle segretarie del duce, figlia di un ammiraglio. Ogni tanto questa segretaria, la domenica o durante le feste, veniva alla Scuola, mi portava dei regali e si informava di come andavo a scuola, se mi trovavo bene, e mi diceva che per qualunque cosa…”

Nel 1940 poco dopo l’arruolamento in Marina,  Centore  imbarcò sull’incrociatore “Trieste”. Come si è ricordato più sopra, il danno alla vista gli impedì di continuare il servizio in mare. Dopo il 1941 Francesco Centore venne assegnato ai servizi segreti.

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Francesco Centore si è spento giovedì 17 luglio      . Aveva 80 anni. Per i <naviganti> che approdano in questo sito il suo nome non evocherà alcunché di importante. Eppure Francesco Centore aveva una storia di grande spessore alle sue spalle. Nel suo ufficio la memoria di quel passato era presente e documentata ed Egli ne andava fiero. Erano trascorsi tanti anni da quando, Marinaio, era imbarcato sull’incrociatore pesante <Trieste>, eppure quella memoria, quegli avvenimenti erano impressi nella sua mente come se fossero accaduti pochi giorni addietro. Nulla che potesse far pensare ad una inutile nostalgia, nulla di retorico, nessuna fuga dalla realtà, ma una identificazione profonda con quella esperienza. Era l'angolo ove Francesco Centore custodiva la sua giovinezza, l’entusiasmo, la grinta, la fermezza, l'orgoglio, l'onore.

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Immagini delle esequie di Francesco Centore. A sinistra, il suo compagno di corso Giuseppe Anzevino legge la Preghiera del Marinaio. Sopra, da destra: Giuseppe Anzevino, Luigi Centore (figlio di Francesco)

SOMMARIO

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