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 Le Triadi in Italia, una criminalità micidiale e infida

La cronaca di quando in quando registra i successi delle forze dell’ordine nella lotta alla criminalità organizzata di varia estrazione trapiantata nel nostro Paese. Un aspetto dell’evoluzione criminologica che meriterebbe uno studio più approfondito e meno episodico di quanto in effetti accada. L’Unione Europea che si interessa così attivamente di questioni quali le caratteristiche e i requisiti gastronomici di certe pietanze, dovrebbe trovare il tempo per affrontare in termini politici, prima ancora che investigativi, lo scenario nel quale prosperano le organizzazioni dedite ad attività illecite, illegali e criminose.

Nei primi giorni di settembre, e il riferimento è puramente registrativo, la DIA ha condotto a Firenze un’operazione contro un <clan> cinese. Sfruttamento dell’immigrazione clandestina, prostituzione, estorsione, rapine, violenza sessuale, sequestro di persone.  Ventinove gli arresti. Una indagine in corso da due anni in Toscana e in altre regioni. Una prima <retata> aveva portato alla cattura di due latitanti e al fermo di uno dei <presunti> capi dell’organizzazione.

La notizia, ancorché clamorosa nel quadro delle attività delinquenziali nel loro complesso, non ha suscitato echi particolari. Purtroppo i mezzi d’informazione sono parte di una macchina perversa in cui gli avvenimenti triturano se stessi e ciò che accade in un certo momento in quello successivo è già se non dimenticato, fortemente attutito e trasformato in una semplice ombra.

Si fa l’abitudine alla strage, alla sciagura, a tutto, sostiene un certo <adagio>; purché sia estraneo a noi. Notizia di sfondo, <eco> di qualcosa di sgradevole da gettare nel limbo dell’ignavia.

Ci si permette di ricordare che questo sito ha seguito un criterio diverso per un doveroso compito di analisi della realtà effettiva, quella entro la quale tutti viviamo e tutti subiamo le conseguenze, dirette o indirette della composizione o, se si preferisce, del degrado del tessuto connettivo di una società entro cui manovrano a larghissimo raggio e con incidenze profonde, organizzazioni criminali di elevata sofisticazione, con enormi capacità finanziarie e fortissimo potere condizionante in ambito economico e politico.

Una conferma di quale sia il panorama europeo, visto che di Europa tanto si parla, viene da Londra, dove proprio nei primi giorni di settembre è stato attuato un blitz contro una rete internazionale di narcotrafficanti.

Con un’operazione condotta congiuntamente dalle polizie di Ecuador, Colombia e Scotland Yard, sono stati confiscati sette miliardi di dollari e sette milioni di sterline frutto di una colossale operazione di riciclaggio di denaro sporco.

Titoli al portatore, azioni, crediti di vario genere, immobili. Quattordici gli arresti.

Inutile qui trasformare dollari e sterline in euro o, per i nostalgici, in vecchie lire.

Le somme confiscate, quantunque enormi, sono soltanto una goccia nell’oceano di denaro entro cui navigano le attività illegali, manovrate dall’intreccio delle criminalità organizzate, che godono più di quanto si possa supporre, di protezioni, coperture, zone franche, simpatie. E di un non secondario potere calamitante.

Ancora recentemente si è avuta una segnalazione circa un movimento inquietante condotto da un gruppo di cinesi: un ambiguo trasferimento di merci dal continente in Sicilia. Un numero di viaggi tramite Tir di cui solo circa un terzo avrebbe i requisiti della regolarità documentale, mentre la destinazione finale di tali merci e l’effettiva natura e composizione dei carichi rimangono avvolti in un alone di indeterminatezza.

Tornano alla mente le parole del sostituto procuratore della Repubblica, dottor Lino Bruno, che nell’ormai lontano 1992, dopo aver fermato un consistente gruppo di cinesi sbarcati clandestinamente sulle coste del Salento, ebbe a dichiarare che se non contrastata rapidamente e rigorosamente a livello nazionale ed europeo, con immediatezza, la criminalità cinese, le Triadi per essere chiari, avrebbe col tempo scalzato la criminalità <stanziale> in molto settori, quelli tipici, sopra elencati, che rientrano proprio nella <dottrina> criminale cinese, cui si deve aggiungere il gioco d’azzardo, ovviamente clandestino.

Non si devono sottovalutare le difficoltà connesse con le indagini su tale <fronte>, stante l’impermeabilità degli ambienti cinesi, la palese difficoltà, se non l’impossibilità di realizzare infiltrazioni, il muro di omertà determinato da paura, minacce, ricatti, etc. Quella che gli specialisti definiscono la <tecnica del terrore>.

A tale proposito e in conclusione di questa nota, si riporta la valutazione di uno degli specialisti dell’investigazione europea, ovviamente sotto copertura. Aumenteranno le bande per gruppi etnici, ha precisato, nel cui ambito si proseguirà nella cosiddetta tradizione dei vincoli di sangue. Pertanto, nello scenario dell’acculturazione conseguente alla creazione di aree multirazziali di certe zone dei paesi più avanzati, particolarmente in Europa, sarà pressoché inevitabile la proliferazione di bande su base etnica, in primo luogo per motivi di sopravvivenza, in secondo luogo quale necessità, addirittura esigenza irrinunciabile, di mantenimento di uno stato di benessere proveniente da attività di fonte illegale. Ne conseguirà, se il contrasto non sarà adeguato e tempestivo, l’aumento di degrado sociale.

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