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Basil Liddell Hart, un uomo che parlava troppo

Lo sbarco in Normandia del 6 giugno 1944 fu messo in pericolo dal comportamento di Basil Liddell Hart, ex capitano dell’esercito e critico militare. Lo si apprende da fonti inglesi. Egli venne a conoscenza con largo anticipo del piano d’invasione e ne parlò criticamente con diverse persone a Londra. Lo rivelano i dossier, finora tenuti segreti, che l’Intelligence Service ha consegnato all’Archivio Nazionale, denominato in Gran Bretagna “Pubblic Record Office” (P.R.O.). Hart venne interrogato, ma negò di aver avuto informazioni riservate e non fu arrestato.

Basil Liddel Hart è considerato uno dei più importanti e competenti storici militari britannici: autore di numerosi lavori, ebbe il ruolo di consigliere militare del ministro della guerra britannico Hore-Blisha che, nella seconda metà degli anni ’30 del secolo scorso, fece sue le teorie di Liddell Hart sulla riorganizzazione dell’esercito e sull’impiego dei carri armati. Il pensiero tattico-strategico di Liddell Hart non venne accettato dai vertici militari e si innescò, fatalmente, una sorda, aspra polemica. Lo storico, tra l’altro anche redattore militare dell’Enciclopedia britannica, non nascose il suo disappunto che manifestò in articoli pubblicati sulla stampa londinese.

Immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale egli, però, ebbe il privilegio, unico tra i non pochi che lo avrebbero voluto, di poter parlare lungamente con i feldmarescialli e generali tedeschi prigionieri degli alleati, quei militari nemici che avevano condotto le armate tedesche sui vari campi di battaglia. Ne derivarono libri e ovviamente prestigio e fama, nonché il titolo di baronetto.

 Liddell Hart, inoltre, non nascose il suo sostanziale disprezzo per l’esercito italiano e per i militari italiani in genere. Infatti nel suo libro sulla Grande Guerra, trattando della seconda battaglia della Marna ignora totalmente la presenza del Corpo d’Armata italiano al comando del generale Albricci e il ruolo fondamentale che i fanti e gli artiglieri italiani ebbero nello stroncare l’offensiva tedesca. Non tenne in alcun conto, ad esempio, il fatto che l’attacco principale delle forze imperiali germaniche si concentrò proprio sulle due divisioni italiane che formavano il Corpo d’Armata: 3^ Divisione e 8^ Divisione con le Brigate “Napoli”, “Salerno”, “Alpi” e “Brescia”. E contro queste due divisioni i tedeschi lanciarono l’attacco di sei divisioni, ma non sfondarono. Lo storico inglese non tenne in alcuna considerazione neppure il giudizio espresso da esperti americani che nell’immediato primo dopoguerra riconobbero correttamente che la seconda battaglia della Marna, l’ultima grande offensiva tedesca (luglio 1918), fu vinta dagli italiani schierati sul fronte francese, che salvarono letteralmente un’intera armata francese.

Ciò chiarito, le notizie relative al comportamento dello storico in merito al piano dell’invasione confermano il suo stile, acido, e rivelano l’imbarazzo delle massime autorità britanniche. L’aver secretato per lunghissimo tempo il dossier  dell’Intelligence Service, ora consegnato all’Archivio e declassificato   probabilmente conteneva particolari inquietanti. La conclusione citata dalla notizia pubblicata (Liddell Hart negò di avere avuto informazioni riservate e non fu arrestato...) pare piuttosto sbrigativa e contraddittoria. Sarà possibile ricostruire integralmente la vicenda?  Se le notizie non erano top secret per quale ragione intervennero i servizi segreti? E perché mai tanti anni di silenzio? E’ sicuro che i dossier siano stati declassificati totalmente?

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