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RECENSIONE, Un libro che suggerisce riflessioni

Felice Borsato. “La strada per Roma”

Edizioni Settimo Sigillo (Roma, 2009), pagine 288 con dvd

Nell’introduzione, a firma Guglielmo de’ Giovanni-Centelles, si legge una frase rivelatrice: “…perché il silenzio continua a riguardare tante, troppe faccende italiane”.

Parole che da sole caratterizzano il giudizio sul libro che pare avvolto, ad una lettura meno didascalica, da una nube di inquietanti domande ancora senza risposte esaurienti e soprattutto oneste: le vere circostanze dell’uccisione di Benito Mussolini e della donna che lo accompagnava; le vicende avutesi nella Venezia Giulia, la mostruosa persecuzione anti - italiana dei titini, con l’avallo degli alleati, il raccapriccio delle foibe, i retroscena dello sbarco a Salerno…e molto altro ancora. Questioni tuttora aperte, come il difficile accesso alle documentazioni, con l’unica, ma ancora parziale eccezione di certe aliquote degli archivi americani. L’autore del libro mescola vicende del passato bellico con altre considerazioni su eventi più recenti e tuttora inesplicabili nella loro completezza e chiarezza, oltre che per motivazione e movente, il che, francamente, rende la lettura sovente difficile se non dispersiva.

Interessante, però, anche se unicamente quale citazione, il riferimento alla <moda antifascista> e al garbato e pungente riflesso ironico,  all’eterno processo storico alla strategia alleata circa lo sbarco di Anzio e Nettuno (All’epoca denominazione unica,

Nettunia) che vede sul banco degli imputati il generale Lucas comandante delle forze di sbarco, reo di avere trasformato la forza d’attacco in una balena arenata, secondo la pittoresca immagine creata da Winston Churchill che da quello sbarco si aspettava una fulminea marcia su Roma e la ritirata strategica delle divisioni germaniche ben oltre quella che divenne la “La linea  Gotica”, con la speranza inconscia di non dover combattere a sulle pendici della Futa e della Raticosa, a Rimini,ad  Alfonsine, dopo le sinistre e sanguinose esperienze sulla Linea Gustav e a Ortona, e le battaglie di Cassino con la distruzione della 3.a divisione statunitense e l’inutile, insultante, barbara distruzione dell’abazia, per soddisfare e placare, in certa misura, la rabbia il rancor,e le umiliazioni accumulate dai neozelandesi dapprima in Africa Settentrionale, Sidi Rezegh  e Tobruk,  dappoi  lungo la penisola e sulle balze di Montecassino.

  L’autore ricorre poi ad un giudizio, velenoso, di Andreotti sulla cautela eccessiva degli alleati dopo lo sbarco sulle spiagge laziali con una sopravalutazione delle capacità reattive dei tedeschi e l’errore che comportò un ritardo enorme nell’avanzata sulla capitale. Con ciò trascurando le difficoltà oggettive degli alleati medesimi, l’esiguità delle loro forze nel Mediterraneo, l’impossibilità di disporre di quanto ritenuto necessario da Alexander  e, aspetto non secondario, le dispute e i contrasti tra americani e britannici circa    quale priorità attribuire alla campagna d’Italia o allo sbarco in Francia (?), il secondo fronte tanto invocato da Stalin che allo spirare del 1943, per esplicita ammissione e oggi riconosciuto dagli Storici, era sull’orlo del tracollo di fronte alle armate tedesche, Senza gli aiuti statunitensi difficilmente avrebbe potuto reggere…

Interessante  e sotto certi aspetti persino affascinante il racconto di Borsato sui particolari marginali e secondari, sulla ricostruzione del clima, dei retroscena,de i collegamenti con eventi e personaggi recenti ormai consegnati alla storia se non al <mito>, come Jhon F. Kennedy e la sua <pace autentica>. Così come il tentativo di accreditare di buon senso e di lungimiranza la decisione di rafforzare la testa di ponte di Anzio prima di avanzare, con l’obiettivo di poter neutralizzare i violentissimi attacchi sferrati poi dai tedeschi.

Riaffiora, nel  recensore, lo sbarco  di Salerno con tutto il corredo di porcherie che lo precedettero e la dimensione del gigantesco <bluff> al quale ricorsero gli alleati e pure l’enorme dimostrazione di incompetenza e ignoranza strategica e tattica di Badoglio e della sua infame cricca, la cui corteccia e facilmente dimostrabile e documentabile, proprio tramite le dichiarazioni rilasciate dai comprimari del tradimento. Basta andarle a leggere nei lavori in cui sono state esplicitamente riportate (ad esempio in “8 Settembre 1943, il Tradimento!”). Il  riferimento alla spia americana dell’OSS, Tompkins,  che scrisse poi il libro “Una spia a Roma” e,  superficialmente, all’attività di Nenni a favore degli alleati,sono una dimostrazione indiretta dell’ingenuità di Mussolini che si adoperò generosamente  presso i tedeschi perché non mettessero al muro il suo  antico compagno di attività rivoluzionaria  ai confini della sovversione… Mentre  il futuro leader socialista quando fu informato dell’uccisione del <duce>, in privato mormorò,  nel natio dialetto, “puvratt”, ma si riscattò poi, democraticamente, urlando, in redazione,  dell”Avanti”, nel momento di dettare il titolo a piena pagina:”Giustizia è fatta!”. Nenni, la cui resistenza si svolse nella quiete  nel benessere e nella sinecura del Seminario Romano, manovrando i contatti con la mediazione di molte tonache nere, in vista della cosiddetta “liberazione”… campione del dopo…

La lettura delle pagine scritte da Felice Borsato  crea un’atmosfera di amarezza e di isolamento; un senso di  vuoto in cui i personaggi e le ombre di contorno si vanno lentamente dissolvendo lasciando un retrogusto di incompiuto, non del testo, ma dell’origine e del ruolo marginale di certe vicende… si avverte, ma forse è solo una sensazione di chi scrive, un eco di rimpianto per ciò che non si sarebbe  voluto ricordare. E tanta nostalgia per quanto non è stato fatto per  documentare  e consegnare al futuro la vicenda di Anzio. Non l’unico esempio di ciò che è mancato e francamente non si comprende il perché. Nessun museo delle dimensioni che gli eventi bellici avrebbero richiesto, né a Cassino e né ad Anzio. Tutto il contrario di quanto è avvenuto in Francia e non solo per il D/Day. Sembra quasi che si sia voluto cancellare quanto verificatosi, dimenticando che la storia non fugge dalla la sua eredità e tanto meno la mercanteggia con alcunché. La sua forza, la sua formidabile energia sopravvive e si impone nella memoria dei popoli, magari solo con la paziente ricerca e conservazione di qualche sognatore che ne ricostruisce  e protegge le sembianze, trasmettendole  anche solo oralmente, come accadeva nel lontano passato.

Nel libro di Borsato si scorgono alcune tracce, non trascurabili di una simile consuetidine. L’espressione più profonda si percepisce nel’invocazione, misurata, ma non nascosta, alla pace e al superamento di antiche divisioni, un appello  alla cosiddetta pacificazione nazionale, quindi un ritorno all’unità spirituale della nazione, di quella Patria che molti diedero per morta proprio l’8 settembre 1943. Un invito anche al superamento del dilemma fascismo/antifascismo che ancora oggi incombe, non sempre e soltanto nelle trattazioni storiografiche. Tra le righe si avverte l’invito a riesaminare con obiettività quanto accadde ben prima del settembre 1943. Una revisione documentale orfana di faziosità e di pregiudizi. Un auspicio. Forse una segreta speranza, ma senza illusioni. (P.B.)