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De Pomezia, dal mito di Enea all’Età Industriale

Nella marea di pubblicazioni, può anche accadere di imbattersi, per caso, in un libro il cui sottotitolo, quello sopra riportato, abbia la capacità di calamitare l'attenzione. Un itinerario attraverso leggende e periodi storici controversi e troppo spesso sottovalutati. Uno sguardo nel passato per individuare le motivazioni di una riscoperta delle vicende che hanno avuto quale teatro l'Agro Pontino e l'Agro Romano. Si presenta così, nella quarta di copertina, il "De Pometia" di Marco Baroni (Edizioni Settimo Sigillo).

Si tratta di un "viaggio" particolare, una specie di ritorno al passato per ripercorrere le fasi essenziali di un processo umano che induce a riflettere sul sovrapporsi e sull'elidersi delle civiltà, sulle stratificazioni delle culture, sulla traslazione delle attese e sulla continua rincorsa di quella che si potrebbe definire la pietra filosofale. Il tutto mentre l'autore racconta in termini stringati e incisivi il divenire di una storia sbocciata da un mito, quello di Enea, appunto, e attualmente schematizzata dalle industrie, dal traffico caotico, da un vivere

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frenetico in cui la riflessione, la contemplazione intellettuale e spirituale paiono retaggi di un'era scomparsa e trasformata in una illusione. Il fatto che si parli di Pomezia (cittadina industriale a meno di venti chilometri da Roma) è puramente incidentale per chi non la conosca, per chi, al limite, ne legga per la prima volta il nome. E neppure il fatto che vi siano conservate le testimonianze della cultura e dello splendore dell'impero romano, che le vicende successive conducano - ad esempio- a rievocare le incursioni e le razzie dei Saraceni, il perversare dei briganti, l'oscuro lavoro dei pastori e a raffigurare il desolante paesaggio delle paludi, neppure tutto questo riveste un ruolo preminente rispetto al significato intimo del racconto. Certo, il susseguirsi degli eventi costituisce una particolare cronologia, assume la configurazione di uno scenario imponente, alimenta l'immaginazione, innesca la curiosità. Ma l'aspetto maggiormente interessante delle pagine scritte da Marco Baroni (che in certi momenti sa anche muoversi nei meandri dell'ironia e abbandonare il fioretto impugnando la clava) è la capacità di proporre, implicitamente, un'osservazione analoga per altri siti, traendo il lettore dall'aridità di un vivere fatto di tecnicismi e di meccanicità, inducendolo in qualche misura a soffermarsi, magari per pochi minuti (un tempo enorme per i ritmi d'oggi), a considerare il territorio in cui agisce, sotto la spinta di interessi sempre più stringenti e speculativi, non soltanto ed esclusivamente come lo scenario di una particolare tenzone, ma anche come testimone di un passato non estraneo alla sua realtà e, forse, meritevole di maggior rispetto, considerazione, riguardo. "De Pometia" contiene un particolare messaggio subliminale: il divenire delle civiltà, delle vicende umane, è un patrimonio inestimabile, una risorsa da non sottovalutare. A Pomezia come altrove sarebbe forse utile non trascurare le risorse culturali e al tempo stesso economiche di un passato che solo la stoltezza può ritenere prive di energia creativa e di attualità.

Marco Baroni, "De Pometia", Edizioni Settimo Sigillo, Roma.

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