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 La Galassia criminale Itinerario nella dimensione delinquenziale. Un percorso informativo nel dedalo della criminalità organizzata. Dal lavoro dellIntelligence gli oscuri scenari del malaffare.

Itinerario nella dimensione delinquenziale. Un percorso informativo nel dedalo della criminalità organizzata. Dal lavoro dell’Intelligence gli oscuri scenari del malaffare.

Le principali formazioni della criminalità organizzata sono sempre attivamente impegnate, sul piano organizzativo, nella ricerca di nuovi e più funzionali assetti ed equilibri e, sul piano operativo, nella diversificazione ed estensione dei traffici illeciti sul territorio, anche mediante l’infiltrazione, soprattutto negli ultimi anni e con crescente determinazione, nel tessuto economico sociale, infiltrazione attuata, in primo luogo tramite il racket estorsivo e il prestito usurario, nonché con il reinvestimento, tramite sofisticate operazioni di riciclaggio, in operazioni commerciali.

Per quanto riguarda la mafia siciliana, gli arresti effettuati negli ultimi tempi avrebbero provocato un rallentamento se non proprio una stasi nel processo di riorganizzazione avviato da Cosa Nostra, un processo, rilevano le fonti, inteso ad accentuare ulteriormente la compartimentazione, in funzione sia di difesa rispetto all’attività degli inquirenti e alle rivelazioni dei pentiti (in sostanziale diminuzione), sia per quanto si riferisce al rafforzamento della struttura interna. Non si deve comunque sottovalutare la nota capacità della mafia siciliana di adattarsi con estrema flessibilità alle diverse e mutevoli situazioni congiunturali, aggiornando e rigenerando le strategie operative, sovente anticipando i tempi del contrasto e della concorrenza, sempre più agguerrita, segnatamente nel “tessuto” internazionale. Non si può escludere, quindi, che il programma di ristrutturazione e consolidamento dell’organizzazione mafiosa alla luce dei recenti sviluppi degli intrecci interni e su scala globale (vedasi ruoli crescenti di varie mafie mediorientali, est-europee, asiatiche, africane…) subisca una accelerazione, ponendo le basi di una nuova possibile escalation dell’attività criminale. Al momento la strategia mafiosa sembra concentrare la propria attenzione sulle ingerenze dei concorrenti dopo aver abbandonato, anche se si presume in maniera non definitiva, la linea di contrapposizione diretta nei confronti dello Stato, intrapresa con le stragi dei primi anni ‘90.

L’azione informativa, indirizzata sia alla ricerca dei maggiori latitanti, sia a determinare la consistenza e l’attività dei vari sodalizi criminali, ha consentito di acquisire, tra le altre notizie (coperte di riserbo, n.d.r.), particolari su attività illecite (riciclaggio tramite l’acquisizione di attività commerciali e traffico di sostanze stupefacenti), svolte da esponenti della mafia catanese in provincia di Vicenza.

In Campania si è sempre in presenza di una accesa conflittualità tra i clan camorristici impegnati nella spartizione delle zone di influenza e nella lotta sotterranea per la leadership. Il tessuto delinquenziale della regione è contrassegnato dalla presenza di microrealtà criminali, specie nell’area dell’hinterland, caratterizzate da un pericoloso spontaneismo e da un elevato livello di aggressività. Questi gruppi, che raccolgono la maggior parte della manovalanza criminale, si combattono per la conquista di porzioni, anche limitate, di territorio e appaiono impegnati, per lo più, in attività illecite quali il contrabbando di tabacchi lavorati esteri, lo spaccio di sostanze stupefacenti, le attività estorsive e usuraie. Accanto a queste, ma attestate su livelli di maggior spessore, si collocano le macrostrutture criminali che operano in città, organizzate secondo logiche mafiose, con un rigido e sovente spietato controllo del territorio ed un crescente interesse nel settore dell’intermediazione finanziaria, la riconversione di aree industriali, l’edilizia residenziale e alberghiera, l’acquisizione di centri commerciali, sbocchi ormai tradizionali degli enormi profitti illeciti riciclati.

Tra gli obiettivi ormai in via di definita acquisizione, il monopolio camorristico nel traffico di sostanze stupefacenti lungo il litorale domitio, dove agiscono extracomunitari, in particolare ghanesi e nigeriani, e, ancora, l’attività di falsificazione di titoli di stato e banconote, in cui agirebbe un sodalizio camorristico con ramificazioni anche nella Capitale. Tra gli indizi emersi: la sospetta attività illecita nel rilevamento di aziende commerciali nella provincia di Prato da parte di personaggi vicini a organizzazioni di stampo camorristico.

Un “settore operativo” quello dell’acquisizione di attività commerciali (non si dimentichi la diffusione di ristoranti cinesi e la precedente rilevazione di esercizi gestiti da “nazionali” non insensibili alle forti offerte di denaro liquido da parte degli acquirenti), per troppo tempo sottovalutato.

Da parte sua la ‘ndrangheta calabrese conferma le proprie connotazioni di pericolosità in ordine sia al controllo del territorio e dei traffici criminali nella regione, mantenendo inalterate le capacità di intimidazione, sia all’estensione in altre realtà territoriali, specie al Nord (Liguria e Piemonte). In quest’ultima regione, in particolare, si conferma che le bande di origine calabrese hanno raggiunto posizioni egemoniche nella gestione dei principali traffici illegali, segnatamente nel racket, nell’usura, nel contrabbando di sostanze stupefacenti e nel controllo degli appalti edilizi. Tra le notizie acquisite: un traffico di armi attraverso il porto di Genova, l’inoltro dal Venezuela di una grossa partita di cocaina, attività estorsive e usuraie. Infine, progetti di regolamenti di conti con esponenti di clan al momento detenuti.

In Puglia permane la tendenza, da qualche tempo rilevata, della “parcellizzazione” delle formazioni della Sacra Corona Unita in varie bande criminali, ciascuna con competenze settoriali e ambiti territoriali specifici, sulle quali, tuttavia, il controllo rimane nelle mani dei cosiddetti capi storici, in massima parte detenuti.

Le fonti precisano che l’azione di Intelligence conferma che la criminalità pugliese, che si estende anche in varie altre regioni italiane, sia il partner principale, per ora, della mafia albanese, quest’ultima in fortissima espansione e in crescente importanza nello scenario europeo e mediorientale nei comparti del traffico di sostanze stupefacenti, armi, esplosivi, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione.

Con gli albanesi si passa alle informazioni acquisite dall’Intelligence nel campo della criminalità organizzata straniera. Oltre quanto sopra indicato, e senza trascurare il peso specifico delle disponibilità di valuta riciclata in gran parte accumulata i depositi cifrati in istituti di credito europei notoriamente discreti quanto a copertura degli interessi della clientela, la criminalità albanese, uscita ormai dall’”adolescenza”, controlla la maggior parte dei traffici tra le due sponde dell’Adriatico, tratta alla pari se non addirittura in posizione di forza con le mafie “indigene”, ha esteso a macchia d’olio la sua presenza nel territorio nazionale e in vari paesi dell’Unione Europea. Scendendo al dettaglio delle informazioni acquisite (e si tratta di un lavoro paziente, difficile, pericoloso, è bene precisarlo): trasporti di droga occultati in camion imbarcati su motonavi provenienti da Durazzo e dirette, in genere, a Trieste; l’opzione degli sbarchi, nel nord della Puglia, di carichi di armi e droga, trasferiti in seguito nella provincia di Pescara e poi smistati in varie zone del Settentrione, operazioni, queste ultime, attuate da albanesi residenti in zona; intese stabilite tra gruppi criminali albanesi e un’organizzazione malavitosa brindisina che dispone di appoggi, compiacenze e basi in Montenegro, nella gestione del traffico di clandestini.

Fonti estere rivelano che la mafia albanese non ha escluso l’ipotesi di armare i propri motoscafi d’altura per proteggere traffici illeciti. E questo a seguito di un conflitto a fuoco con la polizia portuale greca.

Lo scenario informativo comprende anche quanto segue:

-attività economico-commerciali avviate a suo tempo da alcuni pregiudicati italiani in Albania attraverso le quali potrebbero svolgersi traffici illeciti, in particolare nel settore degli stupefacenti;

-rapporto fiduciario instaurato con gruppi camorristici della provincia di Caserta da un albanese che costituisce il punto di riferimento per i connazionali clandestini presenti in zona e dediti allo sfruttamento della prostituzione e ai furti;

-la presenza a Torino di un sodalizio criminale composto da albanesi e da italiani, interessati alla perpetrazione di truffe nel settore finanziario;

-l’attività di un cittadino albanese, residente a Milano, che farebbe parte di una organizzazione dedita al traffico di stupefacenti e di materiale radioattivo proveniente dall’Est europeo;

-contatti di un pregiudicato, sospettato di collegamenti con la criminalità organizzata siciliana, con ambienti della ex Jugoslavia, contatti che potrebbero celare interessi legati ad attività di riciclaggio, traffico di stupefacenti e altro.

Relativamente ai contatti vari con ambienti dei Balcani, le informazioni acquisite, aggiungono le fonti, riguardano settori della Nuova Sacra Corona Unita, dediti al contrabbando dal Montenegro, che sarebbero in grado di favorire la latitanza di ricercati italiani in quel paese e in altri dell’Est europeo, principalmente in Polonia, Russia e Romania, dove il gruppo avrebbe stretto rapporti con i locali sodalizi criminali. Inoltre una delle rotte dei traffici illeciti tra Albania e Italia, si sviluppa da Scutari, attraversa il confine con il Montenegro, giunge al porto di Bar e da qui la costa pugliese, a sud di Bari, con velocissimi motoscafi di produzione italiana (la ditta pare abbia da tempo trasferito nell’area portuale di Bar una sua sezione di manutenzione tecnico-logistica dotata di adeguate scorte di pezzi di rispetto).

La rotta sopra indicata sarebbe stata escogitata, dopo adeguati contatti e intese con i controllori del percorso, sulla base delle esigenze dettate da quanto verificatosi in Kosovo). Ora, è tornata di attualità, ma se ne parla poco, la questione del “corridoio” dal Mar Nero (un porto bulgaro?) a Durazzo o a Valona, lungo cui far pervenire in Adriatico il petrolio del Caspio. Salvo che non prevalga la “scelta turca”.

Un altro aspetto non adeguatamente considerato concerne l’estensione della criminalità albanese sul territorio nazionale. Oltre quanto sin qui indicato, si deve considerare una serie di attività illecite - furti, rapine, traffico e spaccio di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, traffico di bambini, traffico di organi  cui sono dediti gruppi albanesi. Questi nuclei, osservano le fonti, dimostrano un elevato livello di aggressività, possono contare su una forte coesione e mutua assistenza che prelude la costituzione di veri e propri sodalizi sempre più organizzati, idonei ad occupare posti di rilievo crescente nel panorama criminale nel nostro paese con riflessi non marginali in Europa.

Un “capitolo” meritevole di maggiore attenzione (ciò che sarà fatto in prossimi articoli, sempre nel quadro della nostra inchiesta che abbiamo denominato “La galassia criminale”) è quello dei gruppi criminali russi che continuano a manifestare interesse per il nostro paese e dove sono interessati in particolare a svolgere attività di riciclaggio mediante investimenti (tramite prestanomi) in immobili, terreni, società di import-export. Tra le informazioni acquisite, possibili infiltrazioni in Toscana, sfruttando canali commerciali, ad esempio di materiali ferrosi e non. Qui si innesca l’importazione in Italia di materiali del genere e di altra tipologia assimilabile, dal valico di Gorizia e il rischio di entrata in Italia di sostanze radioattive, stante il controllo inadeguato dei carichi alla frontiera.

Per concludere: la presenza di formazioni criminali africane, in particolare, nigeriane, stanziate, ad esempio, lungo il litorale domitio. Criminalità nigeriana in fortissima espansione a livello internazionale: contatti con i grandi trafficanti di droga sud-americani e delle repubbliche ex sovietiche asiatiche, specializzazione in falsificazione di banconote, carte di credito, titoli vari, passaporti, riciclaggio, etc. Le fonti aggiungono che i nigeriani mostrano una crescente autonomia operativa segnatamente nelle seguenti attività illecite: traffico di sostanze stupefacenti, immigrazione clandestina, esportazione illegale di valuta, sfruttamento della prostituzione.

Quanto precede, osservano le fonti, contribuisce ad aumentare il già sensibile degrado ambientale e ad alimentare il rischio dell’insorgere di conflitti con gruppi criminali locali, anche di altre nazionalità (specie albanesi), sia per il controllo del territorio, sia per le posizioni di preminenza nei rapporti con organizzazioni criminali internazionali dominanti i mercati di incetta e quindi non scalzabili dalla loro posizione di effettivo monopolio nell’offerta. Infine quanto precede, sia a livello interno, sia a quello europeo, equivale a una sfida nei confronti delle forze dell’ordine e una minaccia non sottovalutabile sui livelli di sicurezza e di regolarità nel vivere sociale ed economico.

IL CONTRABBANDO: UN MALE NECESSARIO?

Il fenomeno si concentra in ben individuate aree: nella provincia di Napoli, in alcune zone della Sicilia (particolarmente nelle province di Palermo e di Trapani), in Puglia e, in misura nettamente inferiore, in alcune regioni del confine: Liguria, Piemonte, Friuli  Venezia Giulia e Liguria. Gli sbarchi avvengono nella quasi totalità in Puglia, con carichi trasportati poi via terra. In tale regione si stima che le persone direttamente coinvolte nel contrabbando sino oltre diecimila.

In questi ultimi anni le organizzazioni contrabbandiere hanno subito notevoli trasformazioni a causa dei molteplici eventi interni e internazionali che hanno inciso considerevolmente sul “modo di fare contrabbando” e sulla composizione stessa delle squadre contrabbandiere. La guerra che ha coinvolto le repubbliche della ex Jugoslavia, la successiva campagna militare contro la Serbia di Milosevic, la situazione determinatasi in Kossovo, la successiva crisi in Macedonia, la presenza militare occidentale in Albania oltre che in altre aree balcaniche sono i fattori che hanno determinato i mutamenti nella “geografia” del contrabbando di sigarette. Prima di tutto le difficoltà di approvvigionamenti di tabacchi lavorati esteri, in secondo luogo la nuova disciplina delle frontiere comunitarie, entrata in vigore dall’1 Gennaio 1993 sono da considerarsi le cause di maggior rilievo nel mutamento del fenomeno. Ciò ha determinato veri sconvolgimenti in seno alle varie organizzazioni contrabbandiere, provocando la scomparsa di alcune vecchie squadre che non sono riuscite ad adeguarsi alle nuove metodologie in tempi brevi e, contestualmente, favorendo il sorgere di nuovi collegamenti e mutati equilibri, facendo inserire sempre più ed in modo ormai definitivo le squadre contrabbandiere nelle articolazioni delle organizzazioni criminali che gestiscono anche il traffico di armi, stupefacenti e materiali strategici (non esclusi materiali radioattivi).

 

Un ulteriore colpo al metodo tradizionale di fare contrabbando si è avuto con l’entrata in vigore della Legge n. 356/92 e del collegato regolamento di attuazione, che autorizzava, finalmente!, il sequestro e la confisca di numerosi mezzi, soprattutto motoscafi, alle organizzazioni. I contrabbandieri, al fine di evitare il sequestro dei natanti da parte delle Autorità italiane, hanno trasferito sulle coste montenegrine i predetti mezzi navali, in particolare nei porti di Cattaro, Zelenika e Bar, dove sono custodite anche le potenti imbarcazioni di 16/18 metri, capaci di sviluppare velocità sino a 55/60 nodi (1 nodo pari a 1852 metri) e di trasportare carichi elevati di tabacchi: dai 3000 ai 5000 chilogrammi.

Il contrabbando di tabacchi lavorati esteri è interamente gestito da malavitosi pugliesi e campani, con una cospicua presenza di latitanti in Montenegro, dove la criminalità locale fornisce la “materia prima” contro congrua contropartita. La guerra del Kossovo ha fortemente inciso sul volume del traffico di tabacchi, causando perdite rilevanti alle organizzazioni impegnate in tale attività illecita. Ma qui conviene dire subito che nei Balcani e soprattutto in Bosnia-Erzegovina, Kossovo, Montenegro, Macedonia e Albania il contrabbando e il mercato nero riguardano non solo i tabacchi lavorati esteri, gli stupefacenti, il traffico di esseri umani (sia per la prostituzione, sia per l’espianto di organi), ma anche di medicinali. Al termine del conflitto l’attività dei contrabbandieri di tabacchi lavorati esteri (la loro centrale si era trasferita temporaneamente in un’isola greca) è ripresa in pieno. Consente di ricavare introiti oscillanti dai 4.000 ai 7.000 miliardi delle vecchie lire ogni anno.

Chi abbia svolto attività nelle zone interessate al fenomeno è a conoscenza delle procedure. Chi scrive queste note ha partecipato a numerosi pattugliamenti in mare, in elicottero e a terra. Generalmente, condizioni meteorologiche permettendo, quasi ogni sera dal vicino Montenegro partono alla volta delle coste pugliesi circa una decina di veloci imbarcazioni cariche di sigarette, almeno 35 tonnellate per notte. I motoscafi dirigono verso punti di sbarco concordati preventivamente, dove sono attesi da “vedette” in possesso di cellulari, utilizzati per segnalare la presenza o meno a terra delle forze dell’ordine. Lo scarico è rapidissimo: circa cinque, dieci minuti. Partecipano dalle venti alle trenta persone. A seguito dei notevoli introiti derivanti da tale attività illecita le organizzazioni contrabbandiere hanno la possibilità di organizzare efficaci contrasti alla Polizia, mediante veicoli corazzati, con gomme piene di silicone e propulsi da potenti motori. Sono noti i drammatici esiti degli scontri. I contrabbandieri assoldano gente capace nel settore delle comunicazioni per gestire gli apparati radio e radar, per intercettare le imbarcazioni della Guardia di Finanza. Hanno, inoltre, assunto carrozzieri compiacenti per la realizzazione delle “blindature” di cui si è detto con cui trasformare i fuoristrada in autentici arieti da scagliare a forte velocità contro i mezzi delle forze dell’ordine. Il contrabbando di tabacchi lavorati esteri è dunque diventato anche un problema che coinvolge la sicurezza pubblica.

I COLLEGAMENTI INTERNAZIONALI

Nella sola provincia di Bari, rivelano le nostre fonti, agiscono almeno diciassette organizzazioni contrabbandiere. Le indagini e le operazioni di polizia hanno portato a numerosi arresti di cosiddetti “capi storici” e di “capisquadra”, ma essi gestiscono dal carcere le organizzazioni. I capi delle principali organizzazioni sono collegati con l’organizzazione svizzera, la cosiddetta <cupola del contrabbando>, che provvede all’acquisto di grosse partite di tabacchi dagli Stati Uniti d’America, dai paesi del Nord Europa e dai paesi dell’Est europeo (Polonia, Ungheria, Ucraina, Repubblica Ceka) tabacchi che vengono poi trasferiti, via Austria-Ungheria o a bordo di mezzi ruotati o per via aerea, in Montenegro, ove vengono stoccati i magazzini doganali gestiti dall’azienda di Stato “Zeta-Trans”. In seguito i tabacchi vengono imbarcati sui motoscafi contrabbandieri stazionanti nei porti del Montenegro , con regolari operazioni doganali di esportazione verso l’Italia.

Le organizzazioni contrabbandiere non si avvalgono, però, solo di tale modalità operativa (trasporto di tabacchi direttamente con motoscafi). Sono posti in essere anche trasporti di autoarticolati, con l’impiego di navi che salpano da Cipro e da Israele, autoarticolati che sbarcano in porti secondari, senza vigilanza fissa, per proseguire poi il viaggio con documenti di accompagnamento falsi e contraffatti.

Si segnala, inoltre, che le “rotte” delle “bionde” sono le stesse delle armi, degli stupefacenti, dei clandestini, e delle ragazze dell’est reclutate e poi avviate alla prostituzione, previa asta.

Sotto l’ottica finanziaria e del lucro, cominciamo col ricordare che la complicità del governo montenegrino rende al medesimo parecchio. Le fonti precisano che le entrate valutare del Montenegro sono “riconducibili per oltre il 60% al traffico di tabacchi lavorati esteri”. Dai dati disponibili, si evince che il costo di un pacchetto di sigarette all’origine oscilla tra le 450 e le 750 lire. Nello spaccio al minuto raggiunge le 3.500 lire. Grazie a tale “ricarico” i trafficanti affrontano agevolmente le spese di imbarco, trasporto, sbarco dei tabacchi lavorati esteri, comprese le “tangenti” corrisposte ai montenegrini e alla Sacra Corona Unita (la quale ultima percepisce circa 30.000 lire per ogni “cartone” di merce sbarcato sulle coste pugliesi), nonché i costi indirettamente determinati dall’attività di contrasto delle forze di polizia, ammontanti, secondo stime attendibili, al 10% del volume d’affari annuo.

Si è parlato di circa dieci scafi che ogni notte trasportano carichi di sigarette di contrabbando dal Montenegro alla Puglia. Quale che sia oggi il volume di tale traffico illecito e quali le metodologie di trasporto e le rotte alternative escogitate, si tenga presente che ai costi attuali il carico di ciascun motoscafo raggiunge il miliardo di vecchie lire. La trasformazione in Euro, se utile, è a carico dei Lettori.

Per concludere, è superfluo osservare che il fenomeno del contrabbando è considerato “atipico”. Infatti da un lato intacca pesantemente gli interessi finanziari dello Stato, mentre dall’altro allevia il problema occupazionale di molte famiglie, ad esempio di Brindisi e provincia, tanto da essere ritenuto, dall’opinione pubblica, “un male necessario”. Una condizione che consente alle organizzazioni contrabbandiere, nonostante gli inasprimenti delle normative anticontrabbando, di beneficiare oltre che dell’omertà dei propri “operatori” e affini, anche di quella delle popolazioni locali. E questo senza che venga tenuta in alcun conto l’aggressività dei contrabbandieri.

Forse è giunto il momento di pensare seriamente ad abolire il monopolio. In caso contrario non è azzardato ipotizzare un ulteriore inasprimento del fenomeno sia nell’entità del traffico, sia nello sviluppo delle basi alternative in altri paesi balcanici e, perché no?, in Turchia.

SOMMARIO

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