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Cleopatra: una donna in mezzo alle lotte dei signori della guerra

La dinastia tolemaica termina ufficialmente nel 30 a.C. con la morte di Cleopatra, in seguito alla quale l’Egitto diventa a tutti gli effetti un dominio romano. Quello che era stato una volta il grandioso impero dei faraoni, il polo più importante della civiltà ellenistica, era già in declino davanti alla sorgente potenza romana. Insieme al decadimento della sua posizione politica, si erano andati disgregando la cultura, il sistema di valori, il modo di vivere e di intendere la vita. Nello scontro tra Roma e questa civiltà si trova Cleopatra. Cleopatra VII nacque nel 69 a.C. Era figlia di Cleopatra VI e di Tolomeo XIII Aulete, che l’aveva designata erede a condizione che sposasse il fratello Tolomeo XIV. Fu senza dubbio una delle personalità più notevoli della dinastia lagide. In effetti, il personaggio lo era, al punto da alimentare, ancora vivente, un seguito di pettegolezzi, maldicenze. Ebbe un buon numero di sopranomi, certamente non benevoli come “l’incantatrice”, il “serpente del Nilo” ecc. La sua bellezza, a quanto sostiene lo storico Plutarco, non era in se stessa così incomparabile da far pensare che non ci potessero essere altre donne belle, ma era sicuramente dotata di fascino, di charme, di una spiccata personalità. La sua conversazione era affascinante e la sua grazia nell’esprimersi, la sua amabilità spiccava in tutto ciò che diceva. Era una donna minuta e, giocava molto sul suo aspetto di donna-bambina. Regina d’Egitto, Cleopatra apparteneva ad una stirpe, i Tolomei, greco-macedone, che non aveva niente a che fare con quella degli antichi faraoni. Non parlava l’egiziano, ma il greco, salvo che nelle cerimonie ufficiali; indossava vesti greche. Il padre Aulete, forse disgustato dai numerosi assassini tra parenti e con sanguigni, nel tentativo di evitare una nuova faida, indicò come eredi nel testamento Cleopatra e il maggiore dei maschi. Tuttavia i piani del padre andarono a monte e scoppiò quindi una guerra per la successione. Sconfitto a Fasalo il 9 agosto del 48 a.C. Pompeo, trovato scampo, aveva fatto vela verso l’Egitto, dove sperava di trovare asilo e aiuto per ricostruire le sue armate sconfitte. La sua galea, dove si trovava anche la moglie Cornelia, attraccò al porto di Alessandria. Qui Pompeo apprese che Tolomeo si trovava nei pressi di Pelusio, città costiera vicina al confine con la Siria. Si attendeva lo scontro tra gli eserciti di Tolomeo e Cleopatra, quando Pompeo inviò un messaggero per via terra a Pelusio, per avvertire Tolomeo del suo arrivo. Fra i tre protettori di Tolomeo sorse il problema di scegliere tra Pompeo e Cesare. Attirato con un inganno Pompeo, appena sbarcato fu ucciso da un sicario. Cesare arrivato ad Alessandria, si trovò il precettore di Tolomeo, Teodoto, che gli presentò come trofeo la testa di Pompeo. Cesare rimase indignato e, scacciato l’infido Teodoto, si diresse ad Alessandria, con tutti i suoi uomini, 3.200 legionari e 800 cavalieri celti e germani, insediandosi nel palazzo reale. Quindi inviò messaggeri sia a Tolomeo che a Cleopatra, perché gli sottoponessero la loro controversia. Tolomeo si presentò a Cesare ai primi di ottobre, con un esercito di 20.000 uomini, contravvenendo al preciso ordine di Cesare che imponeva di arrivare ad Alessandria solo con una scorta.

Cesare si trovò quindi assediato, ma aveva con sé il re Tolomeo. Cleopatra nel frattempo si teneva in disparte, cercando di capire se era meglio aspettare l’esito dello scontro oppure raggiungere Cesare. Probabilmente Cleopatra rimase affascinata dalla fama dell’allora cinquantenne Cesare, pur non avendolo mai visto. Lasciati i suoi mercenari a Peluso, si diresse in incognito verso Alessandria. Arrivata sotto le mura, per evitare eventuali sicari di Pontinio, ricorse al famoso trucco del tappeto. Il suo fedele servo Apollodoro la avvolse con cura e, indisturbato, raggiunse le stanze cui alloggiava Cesare. Il condottiero rimase meravigliato quando, al momento di ritirarsi per la notte, gli venne srotolato il tappeto e ne uscì la piccola regina. Maggiore fu la meraviglia di Tolomeo e di Pontino, quando videro Cleopatra accanto a Cesare. Fatta lettura del testamento di Aulete, Cesare si adoperò per riconciliare fratello e sorella. La situazione rimase tesa e Pontino dopo aver tentato un complotto, venne decapitato. La città si sollevò contro Cesare, che fu costretto a trincerarsi nel palazzo reale, ordinando di dare fuoco alle navi. Purtroppo questo ordine fu la probabile causa dell’incendio, che propagatosi per la città, distrusse la famosa biblioteca, vanto di Alessandria, ove erano custoditi innumerevoli e preziose testimonianze della cultura greca. La perdita fu irrimediabile, perché molte di quelle opere erano la sola copia esistente. Quattro mesi durò l’isolamento di Cesare, confortato dalla vicinanza di Cleopatra. Nella primavera del 47 a.C. il condottiero celebrò nelle vie di Alessandria il suo fastoso trionfo, insediando definitivamente sul trono di Egitto la donna che gli era stata vicino. Cleopatra era nel frattempo in cinta, e questo, probabilmente non a caso.

Il figlio fu chiamato Tolomeo Cesare (Cesarione), e i sacerdoti si affrettarono a legittimare la sua ascendenza. Fu con questo bambino in braccio che Cleopatra raggiunse Cesare a Roma, in occasione dello strepitoso trionfo con cui Cesare celebrò le sue vittorie nell’Agosto del 46 a.C. Cleopatra, che alloggiava in una proprietà personale di Cesare, gli Horti Transtiberini, incominciò ad insediarsi nella vita mondana della capitale, suscitando ammirazione, invidia, adulazione. A sdegnarsi del posto occupato dalla “straniera” c’era anche Cicerone. Cesare nel consacrare alla sua mitica antenata Venere Genitrice un tempio, arrivò a far fare la statua della dea, opera del famoso scultore Archiseo, somigliante a Cleopatra, e per far accettare un così palese affronto alla tradizione, dovette spendere una fortuna in feste e in bacchetti. Alle idi di marzo del 44 a.C. Giulio Cesare, fu ucciso, e Cleopatra si allontanò discretamente da Roma e rientrò in Egitto. Nel suo intimo sperava che Cesarione sarebbe potuto essere l’erede di Cesare. Si tenne ai margini della lotta alla successione che ebbe il suo momento culminante a Filippi. Ad Antonio andò in premio le province d’oriente. L’antagonista Ottaviano era solo un ragazzo, che secondo la regina d’Egitto, avrebbe dovuto cedere di fronte ad un uomo fatto, un grande soldato come Antonio.

Cleopatra fece una nuova scelta. Fu lo stesso Antonio a darle l’occasione di un incontro. Da Tarso, Antonio inviò un messaggio con il quale invitava la regina per fare atto di sottomissione e per mettere in chiaro le accuse relative ad aiuti che ella risultava aver elargito a Cassio, lo sconfitto di Filippi. Cleopatra acconsentì. Ma la flotta che la accompagnava la sua nave era qualcosa di molto diverso dal seguito di un vassallo che si reca a rendere omaggio al suo signore. La nave reale era quanto di più lussuoso avessero mai potuto ammirare i cittadini di Tarso. Vele purpuree, i remi laminati di argenti, addobbi di straordinaria magnificenza, e al centro della coperta un baldacchino d’oro sotto il quale era distesa Cleopatra, vestita da dea Venere, circondata da un nuvolo di splendide ninfe. Il popolino, che faceva ressa attorno al trono su cui Antonio era seduto nella piazza centrale di Tarso, corse al porto per ammirare quella magnificenza. Cleopatra non si mosse, e si limitò a far pervenire ad Antonio, il suo invito a bordo. Il rude soldato, salì a bordo furibondo deciso a dare una lezione alla presuntuosa egiziana. Antonio era un uomo semplice, la sua dote intellettuale era l’oratoria di tipo tribunizio. La suadente voce di Cleopatra lo investì e il fascino di lei lo conquistò. Ciò che lo mise definitivamente a terra fu il fatto che la regina, come narra Plutarco “osservando che i suoi scherzi erano rozzi e pesanti, più da soldato che da uomo di corte, adottò, senza impaccio, lo stesso tono e rispose per le rime”.

Cominciò così per Antonio, rude quarantenne un periodo di delizie inimmaginabili. Cleopatra possedeva un discreto bagaglio di nozioni che sapeva abilmente sfoggiare, oltre ad immetterlo in un tumultuoso giro di feste, gli fece frequentare i dotti della città, in modo che egli si rendesse conto di non aver a che fare con una cortigiana, ma con una regina, protettrice delle arti e delle scienze. Antonio continuò a dare spettacolo della propria rozzezza, confermando che Cleopatra era la mente e lui il braccio. Plutarco racconta che Antonio per tenersi su di morale oltre a passare molte ore in esercizi di lotta, di pugilato, non disdegnava di organizzare scherzi e burla di sconcertante ingenuità. L’unione dei due amanti, divenuta ormai di pubblico dominio, fu ufficializzata dai sacerdoti con un matrimonio, però privo di valore fuori dell’Egitto. Cleopatra era nuovamente in cinta. Nel 40 a.C. partorì due gemelli. Antonio non era presente, perché aveva lasciato l’Egitto da qualche mese dovendo intervenire in Siria contro i Parti e poi per seguire da vicino quanto stava succedendo a Roma. Suo fratello Lucio e sua moglie, la volitiva Fulvia, avevano organizzato un complotto in suo favore, ma con troppa precipitazione e senza le forze necessarie a scalzare Ottaviano, che sconfisse rapidamente i suoi avversari. Ad Atene, Antonio incontrò Fulvia, fuggita dall’Italia. Fu un incontro pietoso. Lei gli rimproverò il legame con Cleopatra, che lo aveva a Roma messo in ridicolo e lui ribatteva che con la sconsiderata iniziativa si erano scoperti troppo presto. Una rapida malattia condusse Fulvia alla morte in poche settimane. Antonio scaricò sulla moglie defunta le colpe e si accordò con Ottaviano. Con enorme delusione di Cleopatra, non tornò in Egitto, ma, per avvallare il patto con Ottaviano stipulato a Brindisi nel settembre del 40 a.C. Antonio sposò la sorella del rivale con tutti i crismi della lex romana. Ottavia era l’opposto di Cleopatra. Vedova da poco tempo, tranquilla, saggia, tentò di recuperare Antonio ad una vita meno sregolata. Nel settembre del 39 a.C. la loro unione fu allieta dalla nascita di Antonia, la nonna di Nerone. Cleopatra sembrava dimenticata. Il primo avvenimento che favorì la rinascita delle ambizioni di Cleopatra fu il patto di Taranto del 37 a.C. con il quale Antonio e Ottaviano conclusero uno scambio: 130 navi da guerra del primo, contro 20.000 legionari del secondo. Ad Antonio erano necessarie truppe fresche e agguerrite, per la spedizione che preparava contro i Parti, ma aveva bisogno anche di una flotta.

Cedette senza tergiversare al cognato perché pensava di ravvicinarsi a Cleopatra, e di farsene, quindi, allestire una ottimamente equipaggiata. Antonio sicuro di se, ruppe gli indugi nel 37 a.C. Imbarcatosi a Corfù, abbandonò Ottavia e, ruppe ogni rapporto con Roma. Inviò un suo fido a Cleopatra con l’invito di raggiungerlo in Siria. Il loro incontro non fu il ritrovarsi di due amanti separati, ma semplicemente quello di due personaggi che avevano interessi comuni. Trascorsero l’inverno ad Antiochia e, nella primavera del 36 a.C. la spedizione contro i Parti era finalmente pronta. A Zeugma, sul confine, Cleopatra fu costretta a tornare in Egitto perché si accorse di aspettare il suo quarto figlio. La spedizione si risolse in un disastro. Antonio ritornò in Egitto. La lettura pubblica, da parte di Ottaviano, del testamento di Antonio che disponeva il passaggio ai figli avuti da Cleopatra anche dei territori romani, la diffusione di piccanti notizie sulla vita dissoluta di Antonio, che si stava comportando come un satrapo orientale e non come un romano, determinarono la cessione del triunvirato nel 33 a.C. Nell’imminenza dello scontro decisivo Cleopatra mise in mostra tutta la sua tempra. Ma proprio questa foga provocò la rovina di Antonio. La guerra, che durò due anni, dal 32 al 30 a.C. vide, infatti, la parte di Antonio divisa da polemiche feroci, proprio per l’ingombrante presenza dell’egiziana. Ai primi di settembre del 31 a.C. nelle acque greche di Azio, si giunse allo scontro decisivo. La sconfitta fu completa e ad Antonio e Cleopatra non restò che la fuga. Rientrata ad Alessandria, mentre Antonio ormai sfiduciato e completamente demoralizzato le annunciava le sua intenzione di ritirarsi a vivere come un eremita, Cleopatra cercò di venire a patti con Ottaviano. Tutto il 30 a.C. fino alla data fatale del 3 Agosto, trascorse in una serie di tentativi. Ottaviano era ben diverso da Cesare, e l’opposto di Antonio. Freddo, deciso, si rivelò inespugnabile. Cleopatra non poteva più pensare a ricorrere alle sua arti femminili; era ormai vicino ai quaranta anni e li aveva vissuti intensamente, e, nonostante i belletti e le vesti sfarzose, li dimostrava tutti. Negli ultimi giorni di luglio, Antonio fu preso da un ritorno di fiamma degli antichi spiriti guerrieri.

Raccolse tutte le forze disponibili e tentò una sortita. La sua piccola armata si sfaldò senza combattere. In ritirata lo colse il sospetto che i suoi lo avessero tradito, per ordine della stessa Cleopatra. Sconvolto, furioso, si dette a cercarla nei meandri del palazzo reale. La regina impaurita cercò scampo, decisa a uccidersi. Le sue cameriere informarono alcuni ufficiali di Antonio del ferale proposito. Nel caos, nella confusione, la notizia gli giunse deformata. Credendo che la regina avesse già posto fine alla sua vita, egli si trafisse con la sua spada. L’ultimo suo respiro fu raccolto dalla regina. Cleopatra prigioniera, fu avvertita da Ottaviano che avrebbe fatto bene a non seguire l’esempio di Antonio. Ciò significava che il vincitore la voleva a tutti i costi viva per esibirla nel suo trionfo. Per la donna, che avrebbe voluto diventare regina del mondo, prima accanto a Cesare, poi accanto a Antonio, trascinata in catene tra i dileggi della plebe romana, era una fine non degna. Dolabella, uno degli ufficiali romani che la sorvegliavano, le annunciò che Ottaviano aveva disposto la sua partenza, e che il destino di Cesarione era stato deciso. La mattina del 29 agosto, ottenuto da Ottaviano il permesso di compiere un ufficio funebre sulla tomba di Antonio, la regina dette un ultimo addio all’uomo con il quale aveva condiviso gli ultimi anni. Fattasi condurre nel bagno inviò ad Ottaviano un messaggio in cui lo pregava di venire sepolta vicina ad Antonio. La tradizione narra che ella si servì di un piccolo  serpente, nascosto in un paniere di fichi, che un servo fedele le aveva portato eludendo la sorveglianza dei soldati romani. Il suo corpo fu trovato intatto, del suo colorito naturale, con solo due piccoli segni sul braccio. Nella quiete della morte le spoglie minute di Cleopatra, riacquistarono la maestà di cui aveva sognato di ammantarsi, quando fosse riuscita a sedersi sul trono del più grande impero del mondo.

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