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FINALMENTE L’EUROPA SCOPRE L’EMERGENZA CLANDESTINI

Con circa vent’anni di ritardo l’Europa, quella dei burocrati di Bruxelles e di Strasburgo, specialisti degli interventi sulla pizza e altri procedimenti culinari, si sono svegliati ad una certa realtà e sospinti dall’esterno e non certo per propria autonoma scelta e giudizio, sono stati indotti, se non costretti, ad affrontare uno dei veri, drammatici problemi del vecchio continente settore occidentale: quello dell’immigrazione clandestina. C’è poco da gioire. Non si intende qui affrontare la questione nella sua totalità, cioè a dire motivazioni del fenomeno, valutazioni nei vari paesi destinatari e oggetto del fenomeno, metodologie di contrasto e normative connesse, e, meno che meno, aspetti politici, questioni della sicurezza, conseguenze, etc. Sarà sufficiente rilevare semplicemente la differenza tra la grande emigrazione degli inizi secolo XX verso il Nord e il Sud America, emigrazione non clandestina e quella, clandestina e drammaticamente speculativa e criminale, che dal 1990-1991 affligge  l’Europa e particolarmente l’Italia e secondariamente la Spagna. Teorizzare, come qualcuno fa sulla similitudine tra i due fenomeni alludendo agli sbarchi dei <disperati> sulle nostre coste è, nella migliore delle ipotesi, incauto. Dietro l’emigrazione di un secolo fa non vi erano scafisti, passeurs, tangenti, vecchie carrette stracariche e sovente colate a picco con decine e decine di affogati, non vi era passaggio di droga, di denaro da riciclare a milioni di dollari, tratta di esseri umani destinati al marciapiede, alla pedofilia, agli espianti di organi. Senza dimenticare lo spaccio di sostanze stupefacenti, le rapine a mano armata, i sequestri di persone a scopo di estorsione. Ciò premesso passiamo all’argomento delle presenti note.

L’Europa pare abbia deciso di cambiare politica nei confronti dell’immigrazione clandestina. L’idea, se così si vuole definire, ebbe il suo vagito iniziale nel corso del vertice europeo di Tampere nel lontano 1999, ma non ebbe seguito. Le varie vicende che la cronaca diuturna registra e che coinvolgono Lampedusa, Malta e, in Spagna, Ceuta e Melilla, avrebbero costretto in qualche misura i vertici europei a dedicare una qualche attenzione alla <faccenda>, fastidiosa e onerosa. Infatti, gli interventi di soccorso in mare, i recuperi, le assistenze a terra, il mantenimento di migliaia e migliaia di immigrati nei centri di accoglienza sono indubbiamente un costo pesante, oltre che un impegno continuo, che dura da oltre tre lustri di emergenza.

Il Segretariato Generale dell’ONU fornisce cifre eloquenti sull’entità’ della presenza di immigrati, pur non specificando quanti di essi siano immigrati legali e quanti clandestini. Infatti, si tratta di stime che ovviamente provengono dalle autorità dei rispettivi paesi. Le si citano con il dovuto beneficio del dubbio quanto alla distinzione sopra indicata.

Germania, 10,1 milioni; Francia 6,5 milioni;  Regno Unito, 5,4 milioni; Spagna 4,8 milioni; Italia 2,5 milioni. E’  importante rimarcare due aspetti in merito alle cifre riportate: primo, la Germania, ad esempio, ospita milioni di lavoratori Turchi, centinaia di migliaia di Italiani. Sono immigrati, ma non clandestini. Regno Unito e Francia hanno alle spalle decenni di colonialismo e quindi rapporti con decine di paesi africani e asiatici con quanto ciò ha implicato  in fatto di immigrazione considerata normale, ancorché regolata dalle normative interne. Un aspetto che solo marginalmente, si potrebbe dire in misura infinitesimale,  ha investito l’Italia.

In una cornice ben diversa, quella appunto dell’immigrazione clandestina, con tutto ciò che essa comporta, l’Europa  si appresterebbe a fare fronte comune in una linea di contrasto e di autoprotezione.

L’agenzia per la gestione della cooperazione alle frontiere esterne (Frontex, in sigla) istituita nel 2005 (??) ha il compito di coordinare le <guardie nazionali di frontiera>. Sorvolando sulle definizioni, converrà rilevare che tale istituzione ha elaborato un progetto di pattugliamento del Mediterraneo. Tra le misure previste: una strategia comune e la creazione di squadre d’intervento rapido per fronteggiare emergenze, ad esempio, sbarchi massicci, localizzazione di imbarcazioni sovraccariche. Dieci i paesi aderenti a tale iniziativa, tra cui l’Italia. Il personale sarà formato da forze di polizia, della guardia costiera,medici, interpreti. Da quest’estate si attua il pattugliamento comune del Mediterraneo, ma solo per quanto si riferisce alla frontiera marittima dell’Unione Europea. Il centro operativo del Pireo ha la responsabilità del Mediterraneo orientale, sempre entro i confini marittimi dell’UE, alla Spagna compete il settore occidentale. Si presume che all’Italia spetti l’area centrale. E’ prevista, dal protocollo, l’integrazione delle forze in caso di necessità.

Paesi Bassi, Finlandia e Svezia, escluse per questioni geografiche da tali compiti, hanno dato la loro disponibilità per accogliere immigrati.

Altra iniziativa: si profila un accordo tra i paesi aderenti all’Unione Europea per contrastare il lavoro sommerso: in termini espliciti, il contrasto allo sfruttamento, al <lavoro nero> tipico comportamento di migliaia di aziende. Altro provvedimento allo studio il riconoscimento a donne e bambini di uno status privilegiato, con permesso di soggiorno immediato, con l’obiettivo di limitare la piaga dello sfruttamento e, ancora prima, l’utilizzo di tali soggetti per l’espianto di organi. Altre misure all’esame: procedure più funzionali per il trasferimento di denaro nei paesi d’origine e un permesso di soggiorno  europeo legato al lavoro. Quanto precede scaturirebbe dalla convinzione, maturata lentamente nel tempo, che l’Europa è afflitta, come altre zone altamente industrializzate del pianeta, dell’emergenza immigrazione clandestina di extracomunitari. In proposito altre cifre, questa volta la fonte è la Commissione europea, sulla base di dati relativi al triennio 2002-2004 di provenienza nazionale: clandestini fermati: Italia 213.382; Spagna 161.541; Francia 157,896; Grecia 134.491; Portogallo 45.303; Slovenia 13.821; Cipro 7.054; Malta 4.522.

Uno dei punti chiave dell’immigrazione clandestina è l’isola di Malta, il cui governo ha chiesto all’Europa di essere considerata <paesi di transito>con tutto ciò che dal punto di vista del sostegno finanziario ciò implica. E l’Europa è intervenuta con 2,7 milioni di Euro tratti dal fondo speciale di emergenza per l’immigrazione clandestina (tanto per citare un elemento di costo determinato dal fenomeno…). L’Isola mediterranea, comunque, è anche una base non secondaria di smistamento illegale e punto di raccolta delle varie imbarcazioni dedite al trasbordo dei carichi sulle coste italiane. Forse un pattugliamento attuato dai maltesi potrebbe allargare la fascia di controllo preventivo. Altrimenti che contromisure saranno?

Se vari paesi si sono orientati nel modulare l’immigrazione privilegiando l’accesso di extracomunitari professionalmente qualificati, la questione di fondo tuttora irrisolta riguarda l’immigrazione clandestina. Sono del tutto insoddisfacenti, ammettono fonti europee, i rapporti con i paesi di origine del fenomeno e con alcuni paesi chiave di transito, del tutto indifferenti di fronte all’entità delle conseguenze. Tra quelle considerate <pericolose>, da Germania e Paesi Bassi ad esempio, quella connessa con  l’entrata in vigore, gennaio 2006, della norma europea che consente agli immigrati con cinque anni di residenza in un paese dell’UE il diritto di trasferirsi in qualunque altro paese europeo aderente all’Unione e trovarvi lavoro.

Per concludere e dare una immagine più realistica del fenomeno dell’immigrazione clandestina, si riportano le cifre, di fonte UE, relative ai clandestini respinti alle frontiere tra il 2002 e il 2004:

Spagna 2.327.258: Slovenia 104.712; Italia 85.189; Francia 64.182; Grecia 49.319; Portogallo 12,211; Cipro 9.949; Malta 3.568.

Forse non sarebbe inutile analizzare nel dettaglio, per quanto attiene al nostro paese, l’incidenza della presenza di extracomunitari per quanto attiene alla criminalità: traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, contraffazione di documenti e titoli, prostituzione, riciclaggio, rapine ed estorsioni, traffico di esseri umani, gioco clandestino, etc.

Nessuna prevenzione nei confronti di una immigrazione legale, preventivamente autorizzate, qualificata e controllabile. Netta opposizione all’immigrazione clandestina manovrata da organizzazioni criminali sovente, purtroppo, caratterizzate anche da  connivenze e coperture.

SOMMARIO

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