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Bombardieri Caproni, Le Ali della Vittoria

DEDICATO a GIANNI CAPRONI

Un libro di Piero Baroni, Edizioni Settimo Sigillo, Roma

Libro di Piero Baroni

Questo sito aveva preannunciato la pubblicazione di un libro dedicato all’Ingegnere Gianni Caproni e ai suoi velivoli, progettati e costruiti tra il 1910 e il 1918, tra cui i biplani trimotori da bombardamento della Grande Guerra. Le “Edizioni Settimo Sigillo” di Roma hanno rispettato i tempi di lavorazione previsti e il 31 ottobre scorso il volume è stato <varato>: 224 pagine di testo, CLXXXV di documentazioni; appendici tecniche, riproduzioni di diari storici e di lettere d’epoca, carteggi, indice dei nomi, fonti bibliografiche e una <Nota dell’autore>. Un “viaggio” in un passato apparentemente lontano, agli inizi del XX secolo, eppure vicino quanto a significati, correlazioni, influenze, eredità. Sfogliarlo equivale a incontrare una fitta schiera di eventi, situazioni persino incredibili stante la straordinarietà dei fatti, dei contenuti, delle conseguenze e lo spessore umano, professionale, intellettuale dei personaggi.

La nascita dell’aviazione in Italia, la tenacia dell’ing. Caproni, la sua forza d’animo, la capacità di affrontare gli ostacoli, le difficoltà, le incomprensioni, le diffidenze. E

le conquiste, i successi, le vittorie e con l’ingegnere i piloti in guerra: nomi che il tempo ha sbiadito, ma che tornano con la loro energia, la determinazione, il coraggio, la fede nell’impegno, lo spirito di amor patrio, quello che oggi viene considerato con disprezzo. Falchi, Salomone, Lisa, Ercole, Laureati, Armani, Locatelli, Gori, Zapelloni, Pagliano e i loro equipaggi... I trimotori Caproni e gli Uomini che li condussero in battaglia. Il libro racconta la loro storia, con riguardo, rispetto, misura. E anche altro: i retroscena, quello che accadeva nelle cosiddette retrovie del potere.

Nella ricca documentazione si evidenzia il <Carteggio D’Annunzio/Caproni>, un inedito per quanto l’autore è riuscito a recuperare, anche se purtroppo incompleto a causa della dispersione dell’archivio della Famiglia Caproni a seguito degli eventi bellici e delle peregrinazioni del dopoguerra. Alcune pagine sono dedicare al Museo Gianni Caproni di Trento: “L’Oasi della memoria”.

Il libro si segnala, a giudizio di questo Sito, per lo scenario che presenta, per aver riportato in primo piano della rievocazione un periodo storico troppo sovente schematizzato e male interpretato. L’Ingegnere Gianni Caproni, pioniere dell’aviazione, scienziato, capitano d’industria, i suoi aeroplani e il ruolo che essi ebbero in quegli anni decisivi della Storia. Storia drammatica, terribile, ma contrassegnata più di quanto si sappia o si voglia ammettere da episodi di altruismo, di sacrificio consapevole e persino di autentico eroismo, ma Storia vera, con la sua crudezza, con le sue conseguenze, che dovevano essere affrontate e non sempre tenute nella debita considerazione per quanto hanno influito nei decenni che sono seguiti. Il libro offre un’occasione di riflessione, di riesame, di consapevolezza. In uno scorcio storico nel quale l’analisi degli eventi risente tristemente di troppe interpretazioni edulcorate. Il libro di Baroni rifugge da questo <malessere>. Sfogliarlo? Ne vale la pena.

(Piero Baroni  “Bombardieri Caproni  Le Ali della Vittoria”, Edizioni Settimo Sigillo, Europa Libreria Editrice Sas, Via Santamaura, 15  00192 Roma- pagg. 224/CLXXXV, Euro 32).

Per mettersi in contatto con l’Autore, Piero Baroni, inviare una e-mail a stenos@stenos.it

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Gianni Caproni

Gianni Caproni

Per i tipi delle Edizioni Settimo Sigillo, (00192 Roma, Via Santamaura, 15  Europa Libreria Editrice - tel. 06 3972 2155- fax 06 3972 2166), è uscito il libro di cui si parla sopra. Un volume sulle vicende dei biplani trimotori Caproni, i bombardieri della Grande Guerra 1915-1918.

Un lavoro che in certo qual modo anticipa le opere e le iniziative che sotto diversa forma contribuiranno alle celebrazioni del centenario del primo conflitto mondiale, una ricorrenza che vede già impegnati nello studio di prefattibilità, di numerosi progetti, i Musei storici, gli storiografi, gli Istituti storici, gli Uffici storici delle Forze Armate, le Associazioni, etc.(tra i quali il Museo storico italiano della Guerra di Rovereto, il Museo di Verdun per citare i più conosciuti).

Nel 1904-1905, si era combattuta una durissima guerra tra Impero giapponese e Impero zarista, mentre la Gran Bretagna osservava non senza crescente preoccupazione il vertiginoso

potenziamento della flotta d’alto mare imperiale germanica e l’orgogliosa presenza, nel Pacifico, della flotta giapponese sotto il comando dell’ammiraglio Togo, vincitore sulla squadra da battaglia russa a Tsushima. Dietro la cortina ipocrita della diplomazia andavano ribollendo ambizioni di espansione nei Balcani da parte dell’Impero austro-ungarico, aspirazioni di leader-ship germaniche in Medio Oriente e sino al Golfo Persico, facendo leva sulla debolezza e sul declino dell’Impero Ottomano, mentre la <revanche> dei francesi contro i <boches> tendeva sempre più a trasformarsi in aperta, accanita ostilità. In questo scenario, che vedeva la Serbia opporsi più che altro enfaticamente e con intrighi e complotti agli Asburgo, puntando sulla protezione della Russia zarista dove l’obiettivo dei mari caldi non era affatto impallidito, l’aviazione compiva i primi passi e l’Italia

Biplano Ca6

Biplano Ca6

apriva la strada compiendo azioni offensive dall’aria durante il conflitto contro i turchi. Il 22 ottobre 1911 il capitano Piazza, della regia Marina italiana, a bordo di un monoplano Blériot (produzione francese) compie un volo di ricognizione da Tripoli ad Aziza per determinare la posizione delle forze turche. E’ il primo impiego militare in guerra dell’aeroplano. L’1 novembre il tenente in seconda Giuli Gavotti, sgancia, manualmente, granate tipo Capelli sulle forze turche sull’oasi di Taguira e ad Ain Zara: la

prima volta di lancio di bombe da un aeroplano in guerra.

Il libro delle Edizioni Settimo Sigillo, scritto da Piero Baroni, ripercorre le complesse e sovente difficili, ma eccezionali fasi della vicenda vissuta dall’ingegnere Gianni Caproni dal 1909/1910 alla fine della Grande Guerra: i primi progetti, le prime realizzazioni, i biplani, i monoplani, la conquista di primati nazionali e mondiali, le invenzioni, i brevetti, i sacrifici, gli ostacoli, i progetti, le intuizioni, il disinteresse della massime autorità militari e governative, le diffidenze e le ostilità e, infine, il riconoscimento mondiale. I trimotori Caproni dominarono i cieli, furono costruiti ovviamente in Italia e, su licenza, in Francia e negli Stati Uniti. Quattrocento americani si brevettarono piloti di bombardieri Caproni a Foggia tra la fine del 1917 e gli inizi del 1918 e molti di essi combatterono sui trimotori Caproni inquadrati nelle squadriglie italiane. I francesi, oltre a costruire e impiegare in combattimenti velivoli Caproni, chiesero e ottennero che tre squadriglie di trimotori Caproni italiane

fossero rischierate sul fronte occidentale per agire contro obiettivi tedeschi unitamente ai velivoli Caproni delle squadriglie dell’armata francese. Un programma sollecitato dal comando supremo alleato (con sede a Parigi) prevedeva la costruzione di circa quattromila bombardieri Caproni. Questo è molto altro sarà possibile leggere nel libro: ad esempio l’inedito carteggio D’Annunzio/Caproni, un’ampia documentazione, anch’essa inedita,gentilmente

Re da Caproni

Il Re in visita agli stabilimenti Caproni

concessa all’autore dalla Famiglia Caproni, l’elenco dei velivoli d’avanguardia concepiti, progettati e realizzati dall’ingegner Caproni con quindici/ vent’anni d’anticipo rispetto a tutti i concorrenti, italiani e stranieri. Ma, come dicono certi studiosi, “i tempi non erano maturi” e molte delle idee anticipatrici dell’ingegner Caproni non vennero comprese e apprezzate se non ignorate e bruscamente accantonate. L’attenzione era rivolta sommamente all’estero. In Italia, purtroppo, accadde questo. Altrove, invece, in Francia e particolarmente negli Stati Uniti, Egli fece scuola. Un solo esempio: nel 1914 progettò e costruì un velivolo da caccia monoplano dotato di una velocità di 165 chilometri/ora. All’epoca i più veloci caccia tedeschi, francesi e inglesi (tutti biplani) superavano di poco i 150

Ca3 versione silurante

Ca3 versione silurante

chilometri ora. Nelle pagine del libro dal titolo suggestivo, “Bombardieri Caproni, Le Ali della Vittoria”, riaffiorano i profili e le imprese di piloti ed equipaggi: Gori, Pagliano, Falchi, Salomone, Laureati, Zappelloni, Ercole, Lisa, per citarne alcuni. Mentre altrove la memoria storica ha un posto degno nella scala dei valori etici e morali delle nazioni, non altrettanto può dirsi alla nostra latitudine. Eppure nella storia degli aeroplani l’Italia ha segnato

momenti e imprese memorabili. Nell’impegno bellico, scrivono autori inglesi e americani, “la prima vera missione offensiva di bombardamento strategico toccò all’Italia: nell’agosto 1915 alcuni trimotori Caproni Ca.2 e altri velivoli si lanciarono all’attacco di bersagli in Austria-Ungheria”. Il Caproni Ca.32 “registra anche i primi raid notturni di bombardamento”. Un’epopea aviatoria che si protrasse per decenni: il 22 ottobre 1939, ricordano autori stranieri, “alla guida di un Caproni 161/bis a Montecelio, il tenente colonnello M. Pezzi stabilisce un nuovo record di altitudine di 17.083 metri: è la quota più alta raggiunta da un aereo con motore a pistoni”.

IN QUESTO SITO anche: >>Montecolino, le ali di Caproni sul Lago d’Iseo<<

SOMMARIO

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