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Cabotaggio: questo sconosciuto

Tempo fa La Rivista Marittima, pubblicazione ufficiale della Marina Militare, pubblicò un articolo molto tecnico sul problema del trasporto di cabotaggio, soffermandosi in particolare sulle tipologie di navi meglio disposte a tale compito in riferimento alle problematiche italiane.

Uno studio specialistico, naturalmente, ma al tempo stesso ricco di domande non espresse, ma implicite. Quasi un invito a porre la questione sul tavolo delle riflessioni e delle possibili, e auspicabili, soluzioni. Naturalmente l'articolo rimase un dell'esempio di cultura marinaresca. Ci vuol altro che la competenza professionale in questo paese culturalmente arretrato in fatto di mare e questioni connesse, che perde le sue origini di attività marinaresca con le Repubbliche di cui rimane solo la regata tra Venezia, Genova, Pisa e Amalfi. Senza entrare nel merito della dipendenza economica nazionale dai rifornimenti di mare, soprattutto di <oro nero>, si ritiene utile, se non altro come esercizio di ginnastica mentale, fare riferimento a quanto sarebbe possibile fare onde ridurre i costi dei trasporti interni, diminuire il tasso di inquinamento atmosferico, contenere l'intensità del traffico pesante su ruote e, indirettamente, incidere positivamente sulla riduzione di sinistri stradali.

Il solo fatto che l'Italia sia immersa nel mare avrebbe dovuto suggerire l'utilizzo di tale elemento quale via di traffico non solo verso altre nazioni ma anche e con la dovuta intensità per questioni interne. Sarebbe una mancanza di rispetto verso l'intelligenza e la perspicacia dei cortesi  Lettori rimarcare che una nave, un traghetto, una porta containers, etc. ha una portata enormemente superiore rispetto anche al più qualificato mezzo di trasporto terrestre e che quindi il vantaggio economico risulta dimostrato. E questo prima ancora di ogni altra valutazione partendo dal risparmio energetico e finendo alla riduzione dei rischi. Indubbiamente si sarebbe trattato di predisporre una opportuna organizzazione, una scelta delle rotte, dei porti  di concentrazione dei carichi da smistare poi all'interno ovviamente su gomma. Non avendo seguito questa soluzione, si è giunti, e non da oggi, alle teorie di Tir sulle varie autostrade, qualcosa di impressionante. E' chiaro che la sola ipotesi di porre allo studio, ad esempio, un sistema si trasporto di cabotaggio per i rifornimenti, dal Nord Italia, delle aree metropolitane di Roma e di Napoli farebbe tremare i polsi anche al più esperto dei competenti in materia. Tuttavia un dato di rilievo potrebbe essere la riduzione del numero dei Tir sull'Autosole. Infatti, ed è un esempio, i rifornimenti dovrebbero essere convogliati su Genova, magari per ferrovia, imbarcati, scaricati a Civitavecchia e inoltrati a Roma sempre per ferrovia. Sarebbero necessari  terminali ferroviari nuovi di zecca? Ma quale sarebbe il risparmio su altri "fronti"?  La prima obiezione riguarderebbe il danno provocato a decine e decine di aziende di trasporti su gomma, ma non si deve dimenticare che le scelte effettuate in passato non hanno il requisito dell'eternità'. Tra le linee di trasporto di cabotaggio balzano immediatamente agli occhi la Venezia/Trieste-Ancona-Bari-Brindisi, la Genova/Livorno-Civitavecchia-Napoli-Reggio Calabria/Messina- Catania, Palermo. Senza dimenticare le possibili linee "intermedie" con destinazione La Spezia, Gaeta, Salerno…

La teoria, indubbiamente, è molto più semplice della pratica e l'attuale situazione dei trasporti in Italia non faciliterebbe la trasformazione, sia pure parziale, del sistema. Sarebbe comunque possibile studiare soluzioni relativamente a certe tipologie merceologiche. Questo consentirebbe una specializzazione metodologica, una più favorevole procedura di trattamento data l'uniformità' delle spedizioni e la possibilità di standardizzare le pratiche. Forse queste notazioni potranno apparire fuori luogo e dedicate ad una tematica irrealizzabile. In ogni caso osservando la dislocazione geografica della penisola e delle sue isole maggiori e conoscendone piuttosto benino i profili   visti dal mare appare quanto meno strano e persino incredibile la mancanza di uno sfruttamento intensivo delle vie d'acqua. Quasi che il mare sia un estraneo, se non addirittura ostile.

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